mercoledì 8 dicembre 2010

Log out

Questo blog chiude in questo spazio.
Ma non termina la sua attività, si trasferisce e va a ricongiungersi con il suo alter ego.
Lo potrete trovare su http://percorsiavolteurbani.style.it/, dove ripercorrerà la sua storia dall'inizio nel marzo del 2009.

Quindi nessun addio, solo un trasloco..

sabato 4 dicembre 2010

Riflessioni .235

In avanti.
Voltare pagina e proseguire il cammino sciogliendo i lacci del proprio passato. Talvolta ripercorrere vecchi sentieri, senza nostalgia.
Camminare leggera, quasi scivolare, con passo fluido. In avanti.

venerdì 3 dicembre 2010

giovedì 2 dicembre 2010

Riflessioni .234

Soffrire.
Sottilmente e intensamente, per lungo tempo. Anni. Che non si contano più nemmeno sulle dita delle mani. E l’impotenza. Dei gesti, delle parole, delle intenzioni.
Pensare di vendicarsi. E pregustare già il sapore dolce e forte di quell’attimo in cui viene restiuito ciò che è stato dato più o meno intenzionalmente. Pensare di pareggiare i conti del dolore con un tasso di interesse adeguato all’inflazione di ogni palpito perso, di ogni sorriso trasformato in pianto.
Desistere. Per salvare il proprio cuore dalla morte dell’inaridimento, dalla vera sconfitta.
E andare avanti. Sempre. Comunque. Truccando occhi brucianti e accendendo l’interruttore del sorriso.
Il sorriso.. Che scaccia ogni pensiero e restituisce colore alla vita, a dispetto di chi vuole male.
Poi, quando gli anni hanno deterso le lacrime del cuore, arriva il giorno. Il giorno a lungo desiderato, mai cercato e quasi dimenticato. Chi ha causato tanto dolore adesso soffre. Terribilmente. Chi provocava la sensazione di impotenza, di insicurezza e di inadeguatezza adesso la subisce. E proprio a causa di quel sorriso che non ha mai spento.
Potrebbe fare pena. Ce ne sarebbero molti motivi.
Potrebbe causare gioia. E qui sì che ce ne sarebbero di motivi. Ma sarebbe una gioia sterile e fittizia.
E allora rido. Soltanto rido. Perché questo è il mio momento e ne avverto tutto il suo potere.
Rido. E mi compiaccio di me stessa. Perché sono così come sono grazie anche a questi anni e a quella sofferenza.
Rido, sorrido e mi sento leggera. Perché la vita è meravigliosa e ti dà sempre ciò che meriti.
Oggi, dopo la pioggia, mi ha regalato un bellissimo arcobaleno e, più tardi, un tramonto incantevole. Metafora di un lungo periodo che si conclude e sul quale cala il sipario della notte.
Osservo le stelle. E ancora sorrido.
Fra poche ore lo splendore dell’alba del mio domani.

mercoledì 1 dicembre 2010

Attenzione pericolo, qui comincia la vita.

La porta di una casa è un passaggio molto simbolico. La tradizione ebraica invita i credenti di affiggere una mezuzah sul montante esterno. La tradizione protestante, più pudica, raccomanda un piccolo pannello sopra all’interno: ‘che Dio protegga questa casa’. Il mio professore dell’Università del Texas, con lo humor che lo caratterizzava, aveva incollato un cartello sulla porta stessa all’interno e destinato a tutti coloro che uscivano: ‘Attenzione pericolo, qui comincia la vita’. Eravamo avvisati, bisognava stare in guardia, il mondo poteva essere ostile e accecare i nostri sogni.
Il suo ufficio era un vero Cafarnao di libri impilati sul pavimento e sui tavoli e debordante di scaffali incurvati dal peso dal tempo. Ci ritrovavamo là, sette studenti, tutte le settimane per un corso il cui titolo già mi aveva rallegrato ‘della creatività in arte e letteratura’. Avevamo vent’anni e ricostruivamo il mondo ‘come doveva essere’. Momenti magici, fuori dal tempo, ebbrezza delle cime che uscendo poteva esserci fatale.
Di questo corso mi resta il desiderio di considerare la mia casa come un luogo dove il mondo esterno non può importunarmi, un rifugio di pace dove ritrovare me stesso, e a volte i miei amici, protetto per sognare a mio agio la ‘vera vita’, quella che è più incantatrice che la disumanità del quotidiano prosaico, della mondanità dal rigo falso, delle agitazioni inutili, schizofreniche.
Bisogna allora sapersi confrontare con il silenzio, cioè con se stessi, senza paura, concedersi il tempo di guardare le fiamme nel caminetto senza l’angoscia di credere che si stia perdendo tempo, chiacchierare dolcemente di soggetti eterni.
L’inconveniente è che ci si sente così bene che gli invitati stessi dimenticano il tempo, non partono più, o meglio partono molto tardi. E quando li accompagno alla porta dico loro: ‘attenzione a non scivolare, la scala è un po’ ripida’, cosa che assomiglia così tanto a ‘Attenzione pericolo, qui comincia la vita’ del mio professore di Austin, Texas.

Claude Jeancolas

martedì 30 novembre 2010

Riflessioni .233

Mi nutro di me stessa.
La mia sete di sapere, di conoscenza, di input non si placa. Anzi, si espande e dilaga sempre di più. Diventa un vortice di idee che urlano dentro di me per uscire fuori, per trovare il loro spazio, la loro forma.
E prima che si materializzino completamente già altre idee si accendono e si formano.

lunedì 29 novembre 2010

I like .58

sabato 27 novembre 2010

Riflessioni .232

Mi stupisco sempre di come le persone non abbiano fame di sapere, di cultura, di nuovi orizzonti mentali.
Preferiscono vivere in una realtà preconfezionata invece di abbattere gli schemi.

giovedì 25 novembre 2010

Riflessioni .231

Sconti.
È iniziata l’epoca dei saldi, quelli delle parole.
Ascolto con attenzione autentica e mentre ascolto applico una percentuale di sconto. Mediamente il 50%, poi, di argomento in argomento e di frase in frase, valuto se aumentare o diminuire.
Di solito aumento.

martedì 23 novembre 2010

domenica 21 novembre 2010

Riflessioni .230

Quando il sole splende la vita va.
Il sole è quello dentro l’anima e la vita è la vita. Quella stessa vita che prima appariva piatta, statica nel migliore dei casi, spesso (sempre) pesante e problematica. Ma adesso va.
Non è cambiato niente o forse è cambiato tutto. Di sicuro c’è che si è acceso il sole dentro e il sole non rimane mai nascosto, il sole esce fuori e irradia luce. Il sole scalda. Il sole dà vita ai colori ed esalta i profumi.
La vita è un frutto succoso e profumato, è da mordere..

venerdì 19 novembre 2010

Il tuo menu ideale è nel dna

Brutta parola dieta. Richiama sensi di colpa o forzature di menu e abitudini. La nutrigenetica, invece, ci insegna che il metabolismo e le abitudini alimentari dipendono in gran parte dal dna. Alcuni geni, infatti, svolgono un ruolo fondamentale non solo nel metabolismo dei grassi, degli zuccheri e del calcio ma anche nella percezione del gusto, nelle intolleranze e, in genere, nel nostro modo di rapportarci con il cibo.
G&life, una startup nata nale 2008 all’interno di Innovation Factory, incubatore dell’Area Science Park di Trieste, ha pensato bene di lanciarsi sul mercato offrendo un sistema rapido ed economico di analisi del dna e di studio di un regime davvero personalizzato.
G&life offre un kit che contiene il necessario per il prelievo di un campione buccale (saliva, cellule della mucosa). Il cliente lo rispedisce al laboratorio per l’analisi del dna, unitamente a un questionario che riguarda lo stile di vita. In poche settimane riceve un report con il risultato genetico, consigli specifici e, volendo, un programma completo che integra dieta e aspetti comportamentali.

Emil Abirascid

giovedì 18 novembre 2010

Riflessioni .229

Ininterrottamente. Genero, elaboro e divoro idee ininterrotamente.
Nemmeno il tempo per metabolizzarle, non serve. L’assimilazione è istantanea. Immediatamente passo all’idea successiva.
La mente, lucida e fredda, materializza i suggerimenti del cuore, li plasma. Pensieri fluidi assumono forma plastica. Le intuizioni diventano cose.

martedì 16 novembre 2010

lunedì 15 novembre 2010

Riflessioni .228

Nuove abitudini in nuovi spazi. Spazi vitali che si riempiono la vita. Spazi esigui, tanta vita.
La vita che mi aspettava da sempre.

sabato 13 novembre 2010

Riflessioni .227

Entrare nella casa di qualcuno è come entrare nella loro vita, prenderne in prestito una parte.
Entrarci portando con sé mobili e vestiti è occuparne un pezzo, prenderne possesso e, contemporaneamente, mettere in condivisione un po’ della propria storia.

giovedì 11 novembre 2010

mercoledì 10 novembre 2010

Riflessioni .226

C’è presenza e consapevolezza nei gesti insoliti del prepararsi a lasciare alle spalle il proprio passato. Lucidità che rende facile l’organizzazione, come se si trattasse di una cosa usuale e non di un evento. Come se questo momento fosse atteso e vissuto da sempre.
C’è leggerezza nell’aria..

martedì 9 novembre 2010

Maschi

Per stabilire i legami, il cervello maschile usa la vasopressina, un neurone stimolato dal testosterone e scatenato dall’orgasmo, che aumenta l’energia, l’attenzione e l’aggressività maschile.
Quando gli uomini innamorati ne sperimentano gli effetti, si concentrano al massimo sulla persona amata e la pensano intensamente anche quando è lontana dagli occhi.
Il gene per i ricettori della vasopressina può possedere 17 lunghezze diverse; i maschi forniti della versione più lunga manifestano una tendenza maggiore alla monogamia.

Il cervello delle donne, Rizzoli

domenica 7 novembre 2010

Riflessioni .225

Svolte.
Cambiare tutto. Luoghi, aria, pelle, filosofia di vita.
Con consapevolezza, ma senza timore.

venerdì 5 novembre 2010

mercoledì 3 novembre 2010

Riflessioni .224

Scoprire una nuova dimensione. Una dimensione fluida che profuma di astrazione e di intangibilità.
E nell’astrazione trovare uno spessore, reale. Indescrivibile.

sabato 30 ottobre 2010

lunedì 25 ottobre 2010

In pochi anni

In pochi anni, gli uomini saranno in grado di comunicare in modo più efficace tramite una macchina che direttamente.
Ma comunicare è più di inviare e ricevere. Due registratori a nastro forse comunicano mentre suonano e si registrano l’un l’altro?
Siamo convinti di stare entrando in un’era tecnologica in cui saremo in grado di interagire con la ricchezza di un’informazione viva, non nel mero modo passivo in cui siamo stati abituati a usare libri e biblioteche, ma come partecipanti a un processo continuo, in cui possiamo contribuire, e non semplicemente ricevendo.
La comunicazione creativa e interattiva necessita di un medium duttile e plasmabile che possa essere modellato, un medium dinamico in cui le premesse fluiscano nelle conseguenze, e soprattutto di un medium comune con cui tutti possano sperimentare e contribuire. Questo strumento è a portata di mano: il computer digitale programmato. La sua presenza può cambiare la natura e il valore della comunicazione, anche più profondamente di stampa e televisione.

J.C.R. Licklider
Robert W. Taylor
The Computers as a Communication Device (1968)

domenica 24 ottobre 2010

Riflessioni .221

E nella leggerezza dell’anima ritrovare sorrisi dimenticati, fare tesoro degli attimi e riassaporarli. C’è del nuovo in ogni cosa..

sabato 23 ottobre 2010

venerdì 22 ottobre 2010

Riflessioni .220

Butto via. Butto via oggetti, ricordi, persone e affetti.
Butto tutto ciò che ingombra e appesantisce inutilmente gli spazi del cuore e della mente e deframmento l’anima.

martedì 19 ottobre 2010

martedì 12 ottobre 2010

Marketing sonoro

Il suono favorisce la compulsione all’acquisto. Nella musica d’ambiente di negozi, ristoranti, supermercati eccetera nulla è lasciato al caso:
a) Una musica lenta che propende alla nostalgia rallenta la camminata del cliente e lo spinge a consumare di più.
b) La musica ritmata usata nei fast-food aiuta a mangiare/bere in fretta, e lasciare il posto libero al cliente successivo.
c) Un suono che schiocca dà illusione di sicurezza: è ideale per accompagnare la chiusura di un gel-doccia o di una portiera.
d) La forma di patatine, cereali eccetera è studiata in modo da produrre un suono ‘croccante’ e stimolare l’appetito.

Manière de voir, n° 96

domenica 10 ottobre 2010

mercoledì 6 ottobre 2010

domenica 3 ottobre 2010

Evviva gli sposi! (in una nuvola di farfalle)

Avete presente Biancaneve (nella versione disneyana) quando, in un meraviglioso prato verde, canta con voce melodiosa giocando con gli uccellini, mentre le farfalle volano tutt’intorno? Ecco, quell’atmosfera fiabesca e rassicurante si può trasformare in realtà. Almeno il giorno delle nozze. Sì, perché sperimentato negli Stati Uniti, arriva anche in Italia il Butterfly Wedding, il matrimonio impreziosito da un volo di farfalle. Ovvero: niente riso, né confetti, meglio un raffinato battito d’ali.
A tutti gli invitati alla cerimonia viene fornito un piccolo contenitore da aprire nel momento clou, quando apparirà un nugolo candito o variopinto, a seconda della nuance preferita dagli sposi. La ‘confezione’ di farfalle arriva la sera prima delle nozze, o il giorno stesso, con le istruzioni per la gestione (ecologicamente rispettosa) degli insetti.
In Rete si trova tutto quel che c’è da sapere: dalle organizzazioni che provvedono all’intera coreografia a quelle che si limitano a fornire il kit per sospendere la coppia appena ‘convolata’ in una lieve nuvola romantica.
Perché questi lepidotteri sono simbolo di libertà e felicità: nella tradizione inglese sono infatti delle fate burlone e giocherellone (ruberebbero, nel loro volo, panna e burro dalle case), mentre in quella cristiana sono un simbolo di resurrezione. Presso gli antichi Greci rappresentavano l’anima e per gli Indiani d’America toccare una farfalla è garanzia di gioia e prosperità. Cosa c’è, in effetti, di più beneaugurante di due ali colorate per iniziare un matrimonio? Non solo: si tratta di un gesto, assicurano i promotori di questo festeggiamento alternativo, che contribuisce alla salvaguardia di una specie messa a rischio dall’inquinamento. I vari siti di Butterfly Wedding promettono addirittura la creazione di una nuova economia ‘verde’: perché l’acquisto delle farfalle nuziali contrinuisce a finanziare aree protette e di riproduzione per gli insetti. Così, cliccando su monarchbutterflywedding.com, si scopre la sua forte vocazione ambientalista. Punta invece sul ‘low cost’ butterflyevents.com, con ‘pacchetti’ a prezzi speciali per chi prenota e organizza un intero evento on line. Ma il primo posto in fatto di varietà dell’offerta spetta a thebutterflysite.com: nel catalogo web c’è infatti una vasta scelta di farfalle Monarca. Che come i fiori, meglio saperlo, si ordinano a dozzine.

Ambra Crociani

sabato 2 ottobre 2010

Riflessioni .213

Uccidere un amore.
Ucciderlo mentre ancora grida dentro. Ucciderlo per salvare i ricordi, quelli belli. Ucciderlo per impedirgli di soffocarci.
È un po’ come uccidere se stessi per continuare a respirare..

giovedì 30 settembre 2010

I like it. 53

Riflessioni .212

Ci sono i sogni e ci sono le illusioni.
I sogni puoi realizzarli, le illusioni no.

martedì 28 settembre 2010

Riflessioni .211

Sfogarsi fa bene.
Quando tutto giace fermo e statico nell’afa delle emozioni, un bel temporale sui sentimenti fa bene.
Rinfresca, rigenera, schiarisce il cielo, l’umore, gli occhi e anche il cuore..

lunedì 27 settembre 2010

venerdì 24 settembre 2010

12 ‘casi’ bon ton

ADULTERI. ‘Il tradimento non trionfa mai. Il motivo? Se trionfa nessuno osa chiamarlo tradimento (diventa grande amore)’, diceva Sir John Harrington, scrittore inglese e figlioccio di Elisabetta I. Morale (sempre attuale): tacere sempre. Ed eventualmente uscire allo scoperto solo in casi davvero eclatanti di amour fou.

AFFARI INTERNAZIONALI. La ‘global business etiquette’ è un aiuto per sapersi comportare di fronte a culture differenti. La scuola Minding Manners consiglia: per non indispettire un manager arabo, non mostrargli la suola delle scarpe. In India non usare la mano sinistra per mangiare. Se si deve fare un regalo ad un cliente giapponese, non impacchettarlo con carta bianca: per loro è il colore della morte. Il segno ‘ok’ fatto con il pollice e l’indice a formare un cerchio è perfetto negli Stati Uniti ma in Francia significa ‘essere una nullità’ e in Giappone indica soldi. In Cina i biglietti da visita vanno dati con entrambe le mani dopo aver salutato. In Thailandia vietato sedersi accavallando le gambe: lì è gesto di plateale maleducazione.

AUMENTO. Sono tre le regole base suggerite dalla Quest Business Training di Londra: 1) Non chiederlo come immediata contropartita a un’emergenza lavorativa in cui l’azienda ha estremo bisogno di voi. 2) Chiederlo senza giri di parole ma non proporre mai la cifra desiderata. 3) Non farsi avanti subito dopo che una collega ha avuto un aumento o una promozione.

BEAUTY FARM. Sono la nuova agorà degli incontri. Secondo una ricerca di FederTerme, i neofiti dei centri benessere sono in costante aumento e i giovani sotto i 35 anni rappresentano quasi la metà della clientela. In genere vi si entra con l’idea di lasciare fuori il mondo per dedicarsi a se stesse. Ma, dopo due giorni di relax, tornano le energie e la voglia di socializzare. L’importante è non farlo indossando il goffo kit taglia unica a disposizione dei clienti.

CHIRURGIA ESTETICA. Chi cede alla tentazione di sbandierare ai quattro venti i suoi interventi, rischia di dare l’impressione di essere una bisturi addicted. ‘La decisione è personale’ spiega Alberto Presutti di Etiquette Academy, ‘ma bisogna tener presente che cambiare l’aspetto cambia anche la percezione che gli altri hanno di noi. Quindi, meglio attenersi alla discrezione. Anche con la migliore amica e, soprattutto, con il partner’.

COLAZIONI DI LAVORO. Secondo Stefano Lanuzza, autore di Vita da Dandy (Stampa Alternativa), sono da evitare i bar anonimi del centro città e le loro atmosfere di massa. Meglio una vecchia pasticceria o, se l’incontro pretende location meno fru fru, un buon, classico ristorante.

COLLOQUI DI LAVORO. ‘L’atteggiamento da evitare è la superbia’, spiegano alla Lady Summer Academy, la scuola inglese di galateo. ‘Inutile e controproducente presentarsi sentendosi già i prescelti, magari forti di un curriculum eccellente. Mentre l’esaminatore sta parlando anche se si è fulminati da una buona idea, aspettiamo una pausa prima di intervenire’. Quella di non interrompere mai un interlocutore non è la regola base del bon ton?

FUMO. L’unica situazione in cui ha un’allure magica è nella fumeria del Cairo, Al-Fishawi (già frequentata dallo scrittore premio Nobel Nagib Mahfuz): qui è ‘letteriamente’ congeniale lasciarsi conquistare da un narghilé con tabacco aromatizzaro alla mela.

PRIMO APPUNTAMENTO. Per dribblare (immancabili) imbarazzi, è sempre utile saper dosare bene i momenti di silenzio. ‘È il miglior alleato di una donna in difficoltà e, soprattutto se è accompagnato da un sorriso, ci darà un’aria seduttiva’, sosteneva la maestra di stile Diana Vreeland.

TECNOLOGIA. Ipod, notebook, smartphone.. Per evitare di soccombere davanti alle macchine, le si usino q.b. Come diceva John F. Kennedy: ‘L’uomo è ancora il più straordinario dei computer’.

UFFICIO. Secondo il galateo delle e-mail, è buona norma rispondere alla posta entro 24 ore. E gli amori sul lavoro? Etiquette for Girls di Fleur Britten (Debrett’s), ‘bibbia’ inglese del socialmente corretto, dice semplicemente che sono difficili da gestire. E che possiamo concederceli solo dopo anni di anzianità ed esperienza, indispensabili per conoscere regole non scritte e tabù dell’azienda.

VIAGGI. Muoversi con eleganza per Anton Moonen, autore del libro Lo snobismo dei sensi (Castelvecchi) è distinguersi per un folgorante understatement. In giro per il mondo per lavoro, meglio, molto meglio accompagnarsi a un bagaglio sobrio e, possibilmente, di minimo ingombro.

Chiara Canavero
Flair

giovedì 23 settembre 2010

Riflessioni .209

Le giornate che iniziano lente attendendo la luce del sole. Le giornate che hanno il profumo del pane e dell’erba tagliata.
Vorresti morderlo quel pane, ancora dentro al forno. E vorresti toglierti le scarpe e camminare a piedi nudi nella rugiada. Forse anche berla, dopo aver mangiato il pane, per dissetarti di sogni riarsi di afa e di sveglie che suonano.
Fra poco sorgerà il sole e tutto prenderà velocità..

mercoledì 22 settembre 2010

martedì 21 settembre 2010

Riflessioni .208

Notte fonda. Percorro nel buio una strada estiva.
Il silenzio avvolge i miei passi e penetra il mio petto come aria fresca nell’afa più intensa. Dorme la vita intorno a me o forse fa solo finta. Fa finta..

sabato 18 settembre 2010

martedì 14 settembre 2010

12 ‘casi’ bon ton


ADULTERI. ‘Il tradimento non trionfa mai. Il motivo? Se trionfa nessuno osa chiamarlo tradimento (diventa grande amore)’, diceva Sir John Harrington, scrittore inglese e figlioccio di Elisabetta I. Morale (sempre attuale): tacere sempre. Ed eventualmente uscire allo scoperto solo in casi davvero eclatanti di amour fou.

AFFARI INTERNAZIONALI. La ‘global business etiquette’ è un aiuto per sapersi comportare di fronte a culture differenti. La scuola Minding Manners consiglia: per non indispettire un manager arabo, non mostrargli la suola delle scarpe. In India non usare la mano sinistra per mangiare. Se si deve fare un regalo ad un cliente giapponese, non impacchettarlo con carta bianca: per loro è il colore della morte. Il segno ‘ok’ fatto con il pollice e l’indice a formare un cerchio è perfetto negli Stati Uniti ma in Francia significa ‘essere una nullità’ e in Giappone indica soldi. In Cina i biglietti da visita vanno dati con entrambe le mani dopo aver salutato. In Thailandia vietato sedersi accavallando le gambe: lì è gesto di plateale maleducazione.

AUMENTO. Sono tre le regole base suggerite dalla Quest Business Training di Londra: 1) Non chiederlo come immediata contropartita a un’emergenza lavorativa in cui l’azienda ha estremo bisogno di voi. 2) Chiederlo senza giri di parole ma non proporre mai la cifra desiderata. 3) Non farsi avanti subito dopo che una collega ha avuto un aumento o una promozione.

BEAUTY FARM. Sono la nuova agorà degli incontri. Secondo una ricerca di FederTerme, i neofiti dei centri benessere sono in costante aumento e i giovani sotto i 35 anni rappresentano quasi la metà della clientela. In genere vi si entra con l’idea di lasciare fuori il mondo per dedicarsi a se stesse. Ma, dopo due giorni di relax, tornano le energie e la voglia di socializzare. L’importante è non farlo indossando il goffo kit taglia unica a disposizione dei clienti.

CHIRURGIA ESTETICA. Chi cede alla tentazione di sbandierare ai quattro venti i suoi interventi, rischia di dare l’impressione di essere una bisturi addicted. ‘La decisione è personale’ spiega Alberto Presutti di Etiquette Academy, ‘ma bisogna tener presente che cambiare l’aspetto cambia anche la percezione che gli altri hanno di noi. Quindi, meglio attenersi alla discrezione. Anche con la migliore amica e, soprattutto, con il partner’.

COLAZIONI DI LAVORO. Secondo Stefano Lanuzza, autore di Vita da Dandy (Stampa Alternativa), sono da evitare i bar anonimi del centro città e le loro atmosfere di massa. Meglio una vecchia pasticceria o, se l’incontro pretende location meno fru fru, un buon, classico ristorante.

COLLOQUI DI LAVORO. ‘L’atteggiamento da evitare è la superbia’, spiegano alla Lady Summer Academy, la scuola inglese di galateo. ‘Inutile e controproducente presentarsi sentendosi già i prescelti, magari forti di un curriculum eccellente. Mentre l’esaminatore sta parlando anche se si è fulminati da una buona idea, aspettiamo una pausa prima di intervenire’. Quella di non interrompere mai un interlocutore non è la regola base del bon ton?

FUMO. L’unica situazione in cui ha un’allure magica è nella fumeria del Cairo, Al-Fishawi (già frequentata dallo scrittore premio Nobel Nagib Mahfuz): qui è ‘letteriamente’ congeniale lasciarsi conquistare da un narghilé con tabacco aromatizzaro alla mela.

PRIMO APPUNTAMENTO. Per dribblare (immancabili) imbarazzi, è sempre utile saper dosare bene i momenti di silenzio. ‘È il miglior alleato di una donna in difficoltà e, soprattutto se è accompagnato da un sorriso, ci darà un’aria seduttiva’, sosteneva la maestra di dtile Diana Vreeland.

TECNOLOGIA. Ipod, notebook, smartphone.. Per evitare di soccombere davanti alle macchine, le si usino q.b. Come diceva John F. Kennedy: ‘L’uomo è ancora il più straordinario dei computer’.

UFFICIO. Secondo il galateo delle e-mail, è buona norma rispondere alla posta entro 24 ore. E gli amori sul lavoro? Etiquette for Girls di Fleur Britten (Debrett’s), ‘bibbia’ inglese del socialmente corretto, dice semplicemente che sono difficili da gestire. E che possiamo concederceli solo dopo anni di anzianità ed esperienza, indispensabili per conoscere regole non scritte e tabù dell’azienda.

VIAGGI. Muoversi con eleganza per Anton Moonen, autore del libro Lo snobismo dei sensi (Castelvecchi) è distinguersi per un folgorante understatement. In giro per il mondo per lavoro, meglio, molto meglio accompagnarsi a un bagaglio sobrio e, possibilmente, di minimo ingombro.

Chiara Canavero

domenica 12 settembre 2010

giovedì 9 settembre 2010

Citazioni .57

Tu puoi prendere coscienza dei tuoi pensieri e sceglierli accuratamente, e puoi farlo divertendoti, perché sei il capolavoro della tua vita. Sei tu il David che stai scolpendo.

Dr. Joe Vitale
Rhonda Byrne

martedì 7 settembre 2010

sabato 4 settembre 2010

Il primo giorno di scuola

La puntualità è d’obbligo: arrivare in ritardo non è né un buon inizio né un esempio per il futuro.
Sono consigliabili uno stile semplice e compostezza: non abbandonarsi a commozioni eccessive, il bambino non capirebbe il perché delle vostre lacrime e potrebbe preoccuparsene.
La telecamera va bene solo se ci sono entrambi i genitori: uno filma, l’altro offre conforto psicologico.
All’appello, dare una stretta affettuosa alle spalle del/la bambino/a, non spingerlo/a né sbracciarsi per salutarlo/a: lui/lei è entrato/a in un’altra dimensione.

Letizia Rittatore Vonwiller
Amica

giovedì 2 settembre 2010

I like it .50

lunedì 23 agosto 2010

Escape .39

venerdì 20 agosto 2010

Entrate


IN CASA D'ALTRI: si saluta con una stretta di mano (il bacio solo agli intimi), si puliscono le scarpe sullo zerbino, in caso di pioggia si infila l’ombrello nel portaombrelli o lo si affida a chi apre. Ci si toglie il cappello. Alcune consuetudini cambiano in base al Paese e alla religione.
a. La stretta di mano non è uguale nei paesi anglosassoni, islamici e orientali; in Giappone si fa un inchino con un angolo di 15 gradi a un parigrado e di 45 gradi a una persona importante, gli uomini sull’attenti con le braccia ai lati del corpo, le donne con le mani incrociate sulle cosce.
b. In una casa ebraica ci si copre il capo; in una buddista o induista togliere le scarpe.

IN UNA SALA/FESTA: ‘Una signora non entri in una stanza da ballo spazzolandosi i capelli o infilandosi i guanti’ (www.victorianweb.org).
Alla domanda se la persona che entra deve essere la prima a salutare, Miss Manners risponde sul Washington Post: ‘Si fa un sorriso generale, si saluta prima il padrone di casa, poi quelli che si conoscono’.
Irene Brin invita a ‘non pensare che tutti vi stiano guardando. Non ditevi: ‘Oh Dio, arrossirò’ perché arrossite davvero. Rendevi conto che né questo ballo né questo pranzo hanno poi molta importanza nella vostra vita’ (Dizionario del successo, dell’insuccesso e dei luoghi comuni, Sellerio).
Se una sala affollata mette ansia conviene seguire il consiglio che il regista de Il cigno, Charles Vidor, dava alla principessa Alexandra (Grace Kelly): ‘Si ricordi com’è il cigno: scivola sull’acqua, silenzioso e maestoso. Così deve essere lei, scivoli, altera e indifferente, tra la folla stupita’.
Fiori o regali si consegnano prima di entrare.

IN UNA SALA RIUNIONI: si bussa alla porta, si entra quando si riceve il permesso e si fa un saluto generale. Se si rimane per pochi secondi ci si scusa, alla fine si saluta di nuovo e si chiude la porta delicatamente; se si è in ritardo per una riunione si prende posto senza disturbare (Yahoo!Answer).

AL RISTORANTE: l’uomo precede la donna. Se la porta è chusa chi invita precede l’ospite, fermandosi sulla soglia. Sempre chi invita, entrando si rivolge al maître. Non abbandonare l’accompagnatore per andare a salutare altri (http://sussurridellasera.splinder.com/post/15842266).

IN TAXI: prima di entrare, meglio comunicare al conducente la meta. Il cavaliere tiene la portiera aperta alla signora, fa il giro e va ad accomodarsi dall’altra parte.

IN UN NEGOZIO: chi entra dà la precedenza a chi esce e saluta il commesso.

Letizia Rittatore Vonwiller
Amica
(etichette e tag: Galateo)

mercoledì 18 agosto 2010

mercoledì 11 agosto 2010

domenica 8 agosto 2010

L’etichetta ci salverà

Delle buone maniere si erano perse un po’ le tracce. Bandite dalle varie rivoluzioni culturali che si sono avvicendate a partire dagli anni ’60, archiviate dall’intellighenzia come emblema di una società ‘antica’ e superficiale, screditate da una rampante working class che bada esclusivamente al so(l)do, l’allure e l’utilità del bon ton sono finite nel dimenticatoio. A cercare di ridargli il peso che meritano, s’impegna in questi giorni anche il quotidiano economico Financial Times che considera ‘il savoir-faire un’arma vincente non solo nel mondo degli affari ma anche in quello privato’. E aggiunge: ‘I programmi universitari puntano unicamente al raggiungimento di obiettivi accademici ma non aiutano i giovani a costruirsi una personalità ‘multitasking’. Le scuole di bon ton riempiono, quindi, il vuoto che si è creato nell’educazione sociale, ponendosi spesso come percorso alternativo all’università’.
Così il galateo, aggiornato e rivisto, non si limita più alle lezioni di portamento (le mitiche passeggiate con l’immancabile libro in testa), ma propone corsi di marketing, business style e international etiquette. E i neofiti delle buone maniere affidano il loro successo a scuole prestigiose, dalla Quest Business Training di Londra alla svizzera Surval Mont-Fleuri, dalla canadese Savoir Faire alla Minding Manners di Parigi. ‘Un codice di comportamento armonioso è il miglior fluidificante sociale. Ci aiuta a rapportarci agli altri con naturalezza e disinvoltura, soprattutto se siamo timidi o stiamo attraversando un momento di difficoltà’, spiega lo psicologo Diego Itri. ‘È un elegante passe-partout per ogni circostanza, dalla vita privata al lavoro’.
Il tanto decantato (e liberatorio) mantra ‘be yourself’ e il conseguente invito ad amarsi cedono il passo alle regole. ‘Essere se stessi non vuol dire nulla. Una dichiarazione di principio che produce solo un senso di inadeguatezza. Meglio avere una ‘scaletta’ gradevole in cui possiamo muoverci con disinvoltura. In fondo rispondiamo sempre delle nostre azioni alle emozioni che, a loro volta, sono mutevoli, e capricciose e, per questo, non adatte a fornirci un ancoraggio nelle situazioni complicate’, dice Alberto Presutti, poeta e organizzatore di corsi di buone maniere alla Etiquette Academy Italiana. ‘Il galateo, quindi, si propone come bussola inaspettata, trasformandosi da contenitore a contenuto perché sapersi esprimere con proprietà, gestire i rapporti umani con educazione e diplomazia, esalta la personalità, quella più autentica, di ciascuno di noi’.
E un’icona in ascesa del bon ton? Accantonate le sovresposte ‘Carlà’ Sarkozy e Michelle Obama, arriva sotto i riflettori la first lady di Siria, Asma al-Assad. Profilo slanciato, mai un abito fuori posto. La signora Assad, sposata con il presidente Bashar al-Assad dal 2000, ha alle spalle un’importante carriera in banche d’investimenti straniere. E di questa sua immagine, diplomaticamente corretta, beneficia il marito, alla ricerca di nuovi consensi internazionali per il paese arabo. Perché la politica passa anche attraverso il bon ton.

Chiara Canavero
Flair

venerdì 6 agosto 2010

lunedì 2 agosto 2010

Escape .37

giovedì 29 luglio 2010

24 aprile 1975


LA PETTINATURA IDEALE IN UNA DONNA PER GLI ATTORI DI HOLLYWOOD

JOHN WAYNE ha soltanto un ideale: ‘Mi piacciono i capelli corvini, lisci e lunghi. Tutte le mie tre mogli li avevano così’.

PAUL NEWMAN detesta i cambiamenti: ‘Mi piace una donna che conserva i suoi capelli allo stato originale. Mi irrita invece che una bruna diventi di colpo bionda, e viceversa’.

WOODY ALLEN fa pasticci con i capelli lunghi: ‘Se il soggetto vale la pena, per me va benissimo anche senza capelli. È il caso di stare a sottilizzare sulle cose? E poi i capelli lunghi, a me, chissà perché, finiscono sempre in bocca’.

DUSTIN HOFFMAN vuole semplicità, anche finta: ‘Amo i capelli lunghi e lisci. Naturali o con delle piccole diavolerie dei parrucchieri che li fanno sembrare naturali, come se dal parrucchiere le donne non fossero andate affatto’.

ROBERT REDFORD è per il taglio a maschietto: ‘Sono un tipo che va controcorrente: forse sono l’unico al mondo che in una donna ama i capelli corti. Più corti sono, meglio è. Il taglio corto rende la donna più sicura di sé’.

DAVID NIVEN vuole una donna normale, anche dopo il parrucchiere: ‘Deve avere l’aria di non essere appena uscita dal parrucchiere. Ho reso l’idea?’.

JACK NICHOLSON preferisce la varietà: ‘La mia donna ideale dovrebbe cambiare sempre pettinatura. Mi piacciono anche le parrucche, ma solo sulle donne giovani. Eppoi, la parrucca mi sembra un gran risparmio di tempo!’.

Amica

lunedì 26 luglio 2010

lunedì 19 luglio 2010

Il flirt ha i minuti contati

L’intesa tra colleghi nasce durante il break. La ‘legge di Cupido’ funziona così.
‘Oggi ci sono tre grandi opportunità per conoscere nuove persone: internet, le vacanze, in cui includo le gite domenicali, e il lavoro, la pausa pranzo in particolare’. Loick Roche è direttore associato del dipartimento di Pedagogia e ricerca nella École de management di Grenoble.
Nel suo ultimo saggio Cupido al lavoro (Castelvecchi), affronta le relazioni affettive e sessuali nelle aziende e negli altri luoghi professionali. Statistiche alla mano l’esperto di scienze gestionali, che vanta nel curriculum anche due dottorati in Filosofia e in Psicologia, arriva persino a formulare la ‘Legge di Cupido’: ‘Ogni uomo e donna, in funzione dell’anzianità lavorativa e del numero di persone che fanno parte del loro ambiente professionale, daranno vita a un numero preciso di relazioni intime sul luogo di lavoro’. E, naturalmente, la percentuale maggiore di queste storie nasce nel break di mezzogiorno. ‘Perché si tratta di un momento a mezz’aria’, chiarisce Roche. ‘Siamo sospesi tra lo stress dell’ufficio e il mondo esterno. Abbiamo voglia di tornare alla ‘vita’, allora siamo pronti al dialogo, alla battuta, alla complicità.. E alla seduzione. In questo caso il lavoro diventa una semplice scusa per stabilire un contatto umano e costruire dell’altro’.
Il flirt da pausa pranzo, poi, ha un vantaggio e un difetto: ‘È un rapporto a tempo con dei limiti netti – un’ora al massimo -, un ottimo antidoto contro la noia. Ma la controindicazione è che se si esaurisce l’interesse, è complicato evitare l’altra persona’.

A. S.

sabato 17 luglio 2010

sabato 10 luglio 2010

La manutenzione delle scarpe di cuoio

Che si tratti di mocassini o décolletées, per le scarpe di cuoio vanno usati lucidi di colore simile a quello delle scarpe; è da evitare il lucido neutro che tende a ingrigire la tomaia. Meglio usare spazzole di setola naturale e non abbondare con il lucido: un eccesso di grasso rischia di otturare i pori della pelle. Per finire si strofina un panno o un guanto di lana sintetica. Dopo una decina di lucidature, le scarpe vanno sgrassate con liquidi a base di trielina; per le macchie residue si usa una spugnetta imbevuta con sapone neutro.
Le ricette della nonna suggeriscono alternative alla lucidatura: uno straccio imbevuto di latte, l’interno delle bucce di banana o, ancora, delle scorze di limone.
Prima del cambio stagionale le scarpe si ammorbidiscono con olio di lino tiepido e si ripongono in un ambiente secco e lontano da fonti di calore in sacchetti di lana o di cotone (non di plastica). Un tendiscarpe (meglio se di legno) conserva la forma della scarpa. Le solette invece aiutano ad allungare la durata delle scarpe perché assorbono l’umidità del piede; ma è importante toglierle dopo l’uso e farle asciugare e aerare l’interno della scarpa.

Stefania Romani

giovedì 8 luglio 2010

mercoledì 30 giugno 2010

Potere singolare maschile

Sembrava in declino, ma il modello è più forte che mai: si comanda con cinismo, scontri e colpi bassi. E le donne? Ne hanno ancora di strada da fare..
Partiamo dall’ultimo dato di cronaca: i maschilisti vecchio stampo ricevono stipendi più alti. Timothy Judge e Beth Livingston, ricercatori dell’Università della Florida, hanno intervistato più di dodicimila persone ed è emersa una bizzarra ma crudelissima verità: il maschio arcaico – che è un ruspante cowboy spirituale anche quando traffica a Wall Street o sulle nanotecnologie – guadagna ogni anno novemila dollari in più di quello liberal.
Attenzione: il risultato si ribalta tra le donne. La tradizionalista, tutta ossequio agli ordini e apple pie, risulta penalizzata rispetto a una signora più creativa e disinvolta.
Chi l’avrebbe mai detto? Per una volta le aride cifre della statistica documentano ciò che, spontaneamente, avevamo già intuito. Il mondo del lavoro presenta una curiosa divaricazione: da una parte c’è la vecchia guardia degli ‘uomini virili’ , sempre più sciovinisti; dall’altra, avanza la carica moderna e brillante delle nuove protagoniste del business. E forse è proprio la frustrazione dell’impatto con una femminilità vincente a spingere gli uomini ‘a non mollare’.
Anzi, a incrudelire con i cliché più classici, a estremizzare valori e comportamenti. Secondo Magdalena Zawisza, psicologa della Winchester University, ‘mostrano una crescente sete di successo e inseguono la carriera con più grinta’. Un’indole machista da inscrivere nel codice culturale? O è genetica? Difficile ricostruire le ragioni profonde del ‘potere singolare maschile’. Certo è che quando la singolarità sfocia in individualismo, la competizione in aggressività e il confronto in conflitto, possiamo essere certi: abbiamo di fronte dei maschi. E le ‘loro’ organizzazioni ne sono plasmate a immagine e somiglianza, come spiega Joel Bakan in Imprese e morale (Bollati Boringhieri).
Ma mai snobbarli. Guai a farne la caricatura: la peculiare visione maschile del lavoro (e della vita) ha selezionato nei secoli un’intelligenza incalzante, dotata di immediatezza ed efficacia. È tattica ed è strategica; forse è una vera scienza del potere.

Gabriella Piroli

domenica 27 giugno 2010

I like it .44

lunedì 21 giugno 2010

Il sapone

Il sapone lo usavano già nel 2800 a.C., ne sono prova i composti di acqua, olio di cassia e sostanze alcaline ritrovati durante gli scavi nella zona dell’antica Babilonia.
Gli oli sono gli ingredienti più importanti di una saponetta, quello di oliva è il più usato; diffusi anche quelli di palma, riso, mandorle, avocado e canapa.
Un sapone di buona qualità non unge e non si sgretola e ha un pH simile alla pelle, tra il 4,5 e il 6,5. Anche la schiuma è un indicatore di qualità: deve durare almeno cinque secondi se si agita il sapone nell’acqua.
Il sito www.ilmiosapone.it spiega come fare il sapone in casa.
È più facile produrre dei saponi in panetto con le scaglie di quello di Marsiglia; basta lavorarle con acqua distillata, scegliere l’olio base e quello essenziale e poi colorare con: cannella per il beige, pesca o paprika per il giallo, scaglie di cioccolato per il marrone.
Pratici i fogli di sapone dell’olandese Soap Leafz, in fragranze e colori diversi: si dissolvono al contatto con l’acqua calda (www.soapunltd.nl/puresoapleafz.htlm); una confezione di 50 fogli costa 1,50 euro.
Lavare il corpo con Shower Shock, il sapone alla caffeina, è come bere due tazzine di caffè: garantisce una scossa stimolante entro cinque minuti; costa poco più di 5 euro e si può comprare su eBay o siti di e-Commerce come www.lazyboneuk.com/products/Caffeine-(Shower-Shock)-Soap-.htlm.

Elena Boté

sabato 19 giugno 2010

domenica 13 giugno 2010

Venerdì chiuso

Negli Stati Uniti la chiamano la formula TGIT e se ne discute su giornali, blog, tv. Sta per Thank God It’s Thursday, ‘Grazie a Dio è giovedì’. L’esclamazione di chi ha finito la settimana lavorativa e si può dedicare alla famiglia, allo sport, insomma ai fatti suoi. Solo che di solito, in tutto il mondo, da un secolo in qua, la sentiamo allo scadere del venerdì. Che succede?
In Utah si è concluso il più grande test di settimana ipercorta: 17mila impiegati pubblici, per dodici mesi, hanno lavorato un giorno in meno. Lavorando più a lungo il pomeriggio o diminuendo le pause, alla fine hanno effettuato lo stesso numero di ore, allo stesso salario. Intanto, però, hanno risparmiato in termini di spostamenti e di uffici riscaldati e illuminati, 12mila tonnellate di CO2, salvaguardando l’ambiente, e accresciuto la qualità della vita: l’82 per cento di loro vorrebbe continuare. Perfino gli utenti hanno gradito, trovando aperti gli uffici qualche ora in più durante la settimana.
Un esperimento epocale: l’inizio di una rivoluzione che potrebbe trasformare l’ambiente, le città, noi stessi. In sintesi, finora c’erano da una parte i lavoratori, dall’altra l’impresa. Si era bloccati in un luogo – la fabbrica, l’ufficio – e in un tempo – l’orario settimanale. Questo modello però oggi è in crisi. Economica, certo, ma anche di sistema produttivo, di rapporti col territorio: crisi da cui derivano inquinamento, traffico, stress sociale.. Occorre un modello più fluido in cui il lavoro, oltre ai beni, alle persone e alla ricchezza che genera, guardi alla qualità della vita.
È un’ipotesi di sviluppo a cui si ispirano la dottrina di Obama, la Green Economy, la teoria del downsizing: meno consumi, auto più piccole e, adesso, meno ore in ufficio. È anche un programma della commissione di Sarkozy, quella che chiede al G20 di sostituire al Pil, come indice della salute di un paese, il Piq: il Prodotto interno qualità.
Secondo questo modello la crescita non potrà più essere esponenziale, ma con precisi limiti. Così gli stati ricchi in crisi non potranno ripartire a spese degli altri, gli emergenti non potranno crescere a spese dell’ambiente.
Tutto ciò, fino al test dello Utah, è stata teoria. E in Italia ci arriveremo?
Sono ottimista per due motivi. Primo, godiamo di una rivoluzione hi-tech che estende il lavoro a ogni luogo e momento. È il ‘lavoro perenne’. Che non va preso nel senso negativo di schiavitù senza pause, ma come abbattimento delle barriere tra professione e tempo libero; orari e calendari spariscono e ognuno disegna la sua giornata su misura. Non ti chiederò ‘Che lavoro fai?’ ma ‘Chi sei e qual è la tua idea di vita?’. Secondo, l’Italia può essere la superpotenza del Piq. Pensiamo allo stile di vita toscano, in cui la gente trova il tempo di chiacchierare in piazza, di mangiare con calma, di sfuggire a orari ferrei. È la qualità del tempo che il mondo ci invidia.
Sembrava una bella tradizione sopravvissuta al passato. Invece è il futuro.

Aldo Bonomi
Flair

venerdì 11 giugno 2010

sabato 5 giugno 2010

È il momento di pensare al salvadanaio

Se Alan Greenspan, l’ex presidente della Federal Reserve che ha ammesso di ‘non aver capito’, si fosse chiamato Alanis..
Se Bernard Madoff, l’ex presidente del Nasdaq ricordato per la truffa da 65 milioni di dollari, si fosse chiamato Bernadette..
E se Adam Applegart, che ha spinto le masse inglesi a reclamare i propri soldi agli sportelli della traballante Northem Rock, fosse stato Eva..
Non sarebbe scoppiata la crisi finanziaria.
Riesce difficile immaginare una versione femminile di Jérôme Kerviel, il trader che da solo ha causato perdite miliardarie alla Société Générale giocando con i plain vanilla, tra le forme più primitive degli strumenti derivati. Le donne, anche quando ‘truffano’, restano portatrici di una cultura pre-metropolitana: nella stragrande maggioranza dei casi si limitano a fare la cresta sui conti della spesa, operazione che si configura come una semplice alterazione di ‘fare agresto’ (N.B. ‘Fare agresto’ – da cui fare la cresta – spiega il Dizionario Enciclopedico Italiano, indicava l’abitudine contadina di ‘fare il succo d’uva acerba’, cioè con quell’uva sottratta al padrone perché non matura).
E da vere signore continuano a non parlare di soldi in prima persona, neanche su internet. Le parole donne e denaro cliccate nelle varie lingue nei motori di ricerca rimandano, dopo una schermata dedicata ai seminari, approfondimenti, tesi (www.tesionline.it), libri di esperti, a testimoniare una questione dibattuta e tuttora controversa, ad aforismi (www.gallito.eu), consigli per gli acquisti (fr.shopping.com/xPO), siti modaioli o a sfondo sessuale; e nei blog sono gli uomini a prendere la parola: ‘Donna è importante per te, angelo in terra, il vil denaro?’ (it.answers.yahoo.com/index?). Le parole uomini e denaro invece ci conducono ai loro consigli-problemi di investimento, e ad articoli storici che ne propongono le gesta guerresche, perché ‘la fame di denaro è roba da uomini’ (www.diregiovani.it/gw/producer/dettaglio.aspx?_doc=22698).
Vuole un luogo comune che a tradire e a confinare in uno stato di minorità le donne, potenzialmente abili investitrici e prudenti amministratrici, sia un rapporto emozionale con il denaro, che le spinge a fare acquisti per celebrare il bello o riscattare il brutto e non per necessità, finendo per comprare a caro prezzo nelle ricorrenze e trascurando le sezioni positive del mercato, direbbe un sedicente esperto di Borsa. Forse il difetto di serenità nei confronti dei soldi (il 29 per cento delle inglesi si arrovella sui debiti contingenti di famiglia mentre gli uomini, che pur vivono mediamente sette anni di meno, pensano ai fondi pensione – fonte Experian) si deve anche a troppe fiction, se è vero quanto racconta una tesi di Matteo Borsacchi all’Università La Sapienza di Roma: ‘Nello sviluppo narrativo delle fiction il denaro è spesso associato all’opera di un diabolus ex machina che interrompe il ciclo armonico delle tradizioni familiari per introdurvi il conflitto’. Fiction? Nella realtà i dissidi per questioni di soldi tra le coppie vengono subito dopo i litigi sui suoceri.
Ora, se non si vuole essere costrette ancora a lungo a:
a) leggere e rileggere Suze Orman che in Woman and Money ci dice che interessarsi alle proprie risorse economiche serve all’autostima: ‘La vera sfida è imparare ad accettare che, per avere davvero potere sulla tua vita, devi fare le mosse economiche giuste per te.. La paura e la vergogna ti tengono sconnessa da te stessa e dalle tue finanze’.
b) partecipare a manifestazioni del tipo ‘Il Denaro fa bene alle donne’, come quella organizzata dal Raiffeisen Investment Club al Kurhaus di Merano, con l’obiettivo di dimostrare che informarsi sul denaro dà la stessa gioia che si prova a spenderlo.
c) fare gruppo, come le partecipanti allo Smart Ladies Investment Club, importante esempio di associazionismo di donne-trader in Europa, o le 100 Women in Hedge Funds, il cui scopo è ‘creare una struttura robusta ed efficiente’ che combatta lo scetticismo generale..
.. tocca riscrivere la realtà, e la fiction. Nella mia, Alanis sostituisce Alan, Bernadette fa dimenticare Bernard ed Eva rimpiazza Adam e tutte insieme, con antica saggezza contadina, rendono agresto per acerba.

Carla Ferron
Amica

giovedì 3 giugno 2010

venerdì 28 maggio 2010

La tecnologia è creata dal sistema

Anche se è vero che in fondo la tecnologia è creata dal sistema, per me è essenziale ricordare che esiste un creatore di questa tecnologia. Il creatore di tecnologia riflette sull’esistente e cerca di costruire macchine che facciano le cose in un modo nuovo. Noi con il nostro lavoro e le nostre pubblicazioni cerchiamo di fornire strumenti e idee. Ogni qual volta tu ti confronti con un prodotto tecnologico ti confronti infatti con le idee e le conoscenze che vi stanno dietro.
Ogni macchina, ogni progetto non sono mai solo una macchina o un pezzo di carta, ma una risorsa di pensiero, ogni invenzione quindi è un’invenzione sociale.
Lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione ha creato nuovi bisogni per un fondamentale diritto umano che è quello del libero, illimitato e non controllato scambio di informazioni, e questo sta alla base di tutta la nostra pratica, che più che essere ideologica cerca di essere una effettiva nuova forma di cooperazione tra la gente.
La cosa che ci sembrava più attinente alla nostra esperienza era verificare come fosse reale e pressante il potere delle multinazionali dell’informazione.
Per quanto riguarda la comunicazione, per esempio, c’è infatti una grossa differenza qualitativa tra ‘bit’ e ‘significato’, in quanto il bit è qualcosa di vuoto e che, appunto, non produce senso se non quando si arricchisce con il significato quindi solamente quando comunica, quando cioè il dato tecnico viene accostato da un elemento vivo.
La comunicazione deve svolgersi, in ultima analisi, fra due persone e non tra uomo e macchina. Il computer è solo uno strumento e nient’altro.

Wau Holland
Wired

mercoledì 26 maggio 2010

I like it .40

giovedì 20 maggio 2010

Amica, 6 giugno 1965


LA SIMPATIA È UN DONO O UN’ARTE?


VALENTIN ANGELILLO (calciatore): simpatico si nasce. ‘Penso che la simpatia che involontariamente sprigiono sia dovuta alla fiducia che so ispirare negli altri. È una qualità innata: o si ha o non si ha’.

SOFIA LOREN (attrice): per essere simpatici occorre misurare la spontaneità. ‘Non sempre ciò che viene spontaneamente di dire torna utile. E allora occorre amputare la parte che non va. Guardi che ho detto amputare non alterare’.

ALFRED HITCHCOCK (regista): il mondo non è dei simpatici, ma degli antipatici. ‘Si invidia chi ha quello che noi vorremmo avere e che non abbiamo. Chi ha quello che noi non abbiamo ci è necessariamente antipatico. Perciò aspiro a essere antipatico. Qual è la ricetta dell’antipatia: mettersi in mostra il più possibile, farsi credere il padrone dell’universo, saper strizzare l’occhio’.

ALBERTO LATTUADA (regista): la simpatia dipende da chi ci circonda. ‘In una compagnia che abbia intelligenza, senso umoristico, cultura, in una parola una ricca educazione, io mi giudico simpatico e forse irresistibile. In caso contrario divento antipatico’.

ROSSANO BRAZZI (attore): chi è simpatico è perché è sempre se stesso. ‘Sembrerà strano, ma sono simpatico come uomo e antipatico come attore’.

martedì 18 maggio 2010

martedì 11 maggio 2010

C’è chi vuole mettere il bavaglio a internet

C’è chi vuole mettere il bavaglio a internet e infila di soppiatto commi maligni in provvedimenti che parlano d’altro. Non è più uno scandalo, succede ormai due o tre volte l’anno, magari prima o poi ci riescono.
Ci sono sei italiani su dieci che non sanno nemmeno cosa sia una banda larga e dodici milioni di famiglie che vivono senza un pc, che non è urgente come un lavoro perduto, certo, ma può aiutarti a ritrovarlo un lavoro, a crescere, a riqualificarti. A connetterti con il mondo che corre.
C’è una classifica che misura il grado di innovazione dei paesi europei. Si chiama European Innovation Scoreboard, esamina 29 indicatori e prevede quattro categorie: i leader, i follower, gli innovatori moderati e quelli che devono recuperare. Noi siamo i moderati, ma siamo così moderati da essere gli ultimi dei moderati, Grecia, Spagna e Portogallo ci hanno sorpassato. Praticamente siamo fermi, anzi arretriamo. Verso Malta. Poi, nonostante tutto, più forti di tutti, ci siete voi.
Ho passato una notte a guardarvi uno per uno. Ho aspettato la mezzanotte del 30 settembre, quando chiudeva il termine per partecipare ad I love Internet mandando una clip che spiegasse perché internet ci cambia la vita, perché questa rete infinita di persone e pensieri porterà a un mondo migliore, anzi lo sta già creando (e se vi chiedono dove, rispondete pure: ovunque si stabilisca una connessione fra pensieri positivi, una condivisione della conoscenza, una unione di forze lontane grazie a questa straordinaria piattaforma tecnologica).
Ho aspettato mezzanotte perché i video continuavano ad arrivare. Ora dopo ora, fino all’ultimo minuto. E in quei video c’eravate voi, la vita quotidiana, l’amicizia, l’amore, il divertimento, il lavoro (per tutti quelli che dicono che internet è una cosa astratta, virtuale).
In quei video, anche in quelli che non lo affermavano esplicitamente, c’era un’altra idea di pace e di democrazia che un giorno non lontano intenet porterà. La rivoluzione pacifica prossima ventura. Io ci credo.

Riccardo Luna

domenica 9 maggio 2010

I like it .38

domenica 2 maggio 2010

Collezione prêt-à-manger 2010

Vista e gusto sono i sensi più ricettivi al bello perché sapori e forme hanno accesso diretto alla memoria e scatenano immediate risposte di piacere. Ecco perché moda e cucina non potevano che incontrarsi.
Gli stilisti sono, generalmente, molto attratti dai banchetti: preparare e presentare il cibo è una passione che stuzzica la loro vanità. Almeno secondo American Fashion Cookbook, una divertente raccolta di ricette, cronache e disegni delle firme del Council of Fashion Designers of America, in uscita negli Usa per Assouline.
Qui scopriamo che tutti, da Carolina Herrera a Tommy Hilfiger, cucinare è esattamente come disegnare una collezione: bisogna pensare meticolosamente ai dettagli, ma con una vista d’insieme. E poi un po’ di cronache gustose: Bill Blass, lo stilista amato da Jaqueline Kennedy, adorava il suo (poco chic) polpettone al punto che, per il Gala conclusivo della premiazione al Lifetime Archievement Award nel 2000, ha fatto preparare la sua ricetta come piatto principale. Un successo. Martha Stewart, l’icona bon-ton della tv Usa, nel prologo al libro ricorda un pranzo da re alla corte di Valentino. Et voilà si scopre che il mondo glam è pantagruelico.
Così è nata l’idea di raccogliere in un ricettario le invenzioni di affermati ed emergenti designer. Che propongono idee dal brunch alla cena, passando per il drink (Green Juice di Donna Karan), stuzzichini (Cheese Börek di Araks Yeramyan), e ‘comfort food’ (Olive oil popcorn di Norma Kamali).
Bon appetit!

M.D.P.

venerdì 26 marzo 2010

Amica, 24 aprile 1973

SE LUI NON È RASATO È VERO CHE LEI GLI DICE NO?

Gino Bramieri (comico e attore): ‘La barba cresce tanto lentamente che, se mia moglie dovesse trasformarsi in una donna frigida per questo, farebbe in tempo a diventare bisnonna!’.

Gianni Garko (attore): ‘Di solito frequento donne molto ‘sciolte’ e perciò senza problemi’.

Corrado Pani (attore): ‘Ci sono uomini in gamba e ci sono uomini fresconi, con o senza barba’.

Ugo Tognazzi (attore): ‘Penso che a una donna dia più fastidio una barba rasata male’.

Lina Wertmüller (regista): ‘Mio marito Enrico ha sempre avuto la barba e la nostra unione è felice, riuscitissima’.

Lucio Dalla (cantante): ‘È vero: la maggior parte degli uomini che ho conosciuto avevano un che di effeminato. Come se uno con la barba avesse paura di sembrare troppo truce, quasi un baubau’.

Alfredo Bini (produttore cinematografico): ‘Non si tratta di pelo, ma di virilità’.

martedì 16 marzo 2010

Infopovero

Infopovero è colui che non ha una sufficiente competenza informatica e non domina le nuove tecnologie.
Nella società moderna, con la sua deriva verso una gestione dei servizi attraverso gli strumenti più aggiornati, significa perdere il contatto con il mondo che ci circonda. Per questo la fusione del prefisso info- con l’aggettivo povero risulta efficace: chi è infopovero rischia di restare emarginato, senza lavoro, di essere povero e basta. La prima attestazione della parola risale al 1998, in un’intervista di Tancredi Bianchi, allora presidente dell’Associazione Bancaria Italiana: gli infopoveri erano in quel contesto i bancari di vecchia generazione, sostituiti con un piano pluriennale dagli inforicchi, ricchi di conoscenza tecnologica.
Chi oggi non sa leggere una bolletta telematica o non sa ricercare informazioni sulla rete, rischia di avere sempre meno accesso a qualunque tipo di informazione. E così, grazie all’abiguità funzionale del prefissoide info-, già usato in questa accezione in parole come infosfera e infografico, infopovero sembra destinato a ricoprire un significato di ‘povero di informazione’. Del resto l’informatica è un’’informazione automatica’: per avere un accesso completo all’informazione, oggi non resta che arricchirsi sempre più dei suoi automatismi.

Marco Biffi