lunedì 23 agosto 2010

Escape .39

venerdì 20 agosto 2010

Entrate


IN CASA D'ALTRI: si saluta con una stretta di mano (il bacio solo agli intimi), si puliscono le scarpe sullo zerbino, in caso di pioggia si infila l’ombrello nel portaombrelli o lo si affida a chi apre. Ci si toglie il cappello. Alcune consuetudini cambiano in base al Paese e alla religione.
a. La stretta di mano non è uguale nei paesi anglosassoni, islamici e orientali; in Giappone si fa un inchino con un angolo di 15 gradi a un parigrado e di 45 gradi a una persona importante, gli uomini sull’attenti con le braccia ai lati del corpo, le donne con le mani incrociate sulle cosce.
b. In una casa ebraica ci si copre il capo; in una buddista o induista togliere le scarpe.

IN UNA SALA/FESTA: ‘Una signora non entri in una stanza da ballo spazzolandosi i capelli o infilandosi i guanti’ (www.victorianweb.org).
Alla domanda se la persona che entra deve essere la prima a salutare, Miss Manners risponde sul Washington Post: ‘Si fa un sorriso generale, si saluta prima il padrone di casa, poi quelli che si conoscono’.
Irene Brin invita a ‘non pensare che tutti vi stiano guardando. Non ditevi: ‘Oh Dio, arrossirò’ perché arrossite davvero. Rendevi conto che né questo ballo né questo pranzo hanno poi molta importanza nella vostra vita’ (Dizionario del successo, dell’insuccesso e dei luoghi comuni, Sellerio).
Se una sala affollata mette ansia conviene seguire il consiglio che il regista de Il cigno, Charles Vidor, dava alla principessa Alexandra (Grace Kelly): ‘Si ricordi com’è il cigno: scivola sull’acqua, silenzioso e maestoso. Così deve essere lei, scivoli, altera e indifferente, tra la folla stupita’.
Fiori o regali si consegnano prima di entrare.

IN UNA SALA RIUNIONI: si bussa alla porta, si entra quando si riceve il permesso e si fa un saluto generale. Se si rimane per pochi secondi ci si scusa, alla fine si saluta di nuovo e si chiude la porta delicatamente; se si è in ritardo per una riunione si prende posto senza disturbare (Yahoo!Answer).

AL RISTORANTE: l’uomo precede la donna. Se la porta è chusa chi invita precede l’ospite, fermandosi sulla soglia. Sempre chi invita, entrando si rivolge al maître. Non abbandonare l’accompagnatore per andare a salutare altri (http://sussurridellasera.splinder.com/post/15842266).

IN TAXI: prima di entrare, meglio comunicare al conducente la meta. Il cavaliere tiene la portiera aperta alla signora, fa il giro e va ad accomodarsi dall’altra parte.

IN UN NEGOZIO: chi entra dà la precedenza a chi esce e saluta il commesso.

Letizia Rittatore Vonwiller
Amica
(etichette e tag: Galateo)

mercoledì 18 agosto 2010

mercoledì 11 agosto 2010

domenica 8 agosto 2010

L’etichetta ci salverà

Delle buone maniere si erano perse un po’ le tracce. Bandite dalle varie rivoluzioni culturali che si sono avvicendate a partire dagli anni ’60, archiviate dall’intellighenzia come emblema di una società ‘antica’ e superficiale, screditate da una rampante working class che bada esclusivamente al so(l)do, l’allure e l’utilità del bon ton sono finite nel dimenticatoio. A cercare di ridargli il peso che meritano, s’impegna in questi giorni anche il quotidiano economico Financial Times che considera ‘il savoir-faire un’arma vincente non solo nel mondo degli affari ma anche in quello privato’. E aggiunge: ‘I programmi universitari puntano unicamente al raggiungimento di obiettivi accademici ma non aiutano i giovani a costruirsi una personalità ‘multitasking’. Le scuole di bon ton riempiono, quindi, il vuoto che si è creato nell’educazione sociale, ponendosi spesso come percorso alternativo all’università’.
Così il galateo, aggiornato e rivisto, non si limita più alle lezioni di portamento (le mitiche passeggiate con l’immancabile libro in testa), ma propone corsi di marketing, business style e international etiquette. E i neofiti delle buone maniere affidano il loro successo a scuole prestigiose, dalla Quest Business Training di Londra alla svizzera Surval Mont-Fleuri, dalla canadese Savoir Faire alla Minding Manners di Parigi. ‘Un codice di comportamento armonioso è il miglior fluidificante sociale. Ci aiuta a rapportarci agli altri con naturalezza e disinvoltura, soprattutto se siamo timidi o stiamo attraversando un momento di difficoltà’, spiega lo psicologo Diego Itri. ‘È un elegante passe-partout per ogni circostanza, dalla vita privata al lavoro’.
Il tanto decantato (e liberatorio) mantra ‘be yourself’ e il conseguente invito ad amarsi cedono il passo alle regole. ‘Essere se stessi non vuol dire nulla. Una dichiarazione di principio che produce solo un senso di inadeguatezza. Meglio avere una ‘scaletta’ gradevole in cui possiamo muoverci con disinvoltura. In fondo rispondiamo sempre delle nostre azioni alle emozioni che, a loro volta, sono mutevoli, e capricciose e, per questo, non adatte a fornirci un ancoraggio nelle situazioni complicate’, dice Alberto Presutti, poeta e organizzatore di corsi di buone maniere alla Etiquette Academy Italiana. ‘Il galateo, quindi, si propone come bussola inaspettata, trasformandosi da contenitore a contenuto perché sapersi esprimere con proprietà, gestire i rapporti umani con educazione e diplomazia, esalta la personalità, quella più autentica, di ciascuno di noi’.
E un’icona in ascesa del bon ton? Accantonate le sovresposte ‘Carlà’ Sarkozy e Michelle Obama, arriva sotto i riflettori la first lady di Siria, Asma al-Assad. Profilo slanciato, mai un abito fuori posto. La signora Assad, sposata con il presidente Bashar al-Assad dal 2000, ha alle spalle un’importante carriera in banche d’investimenti straniere. E di questa sua immagine, diplomaticamente corretta, beneficia il marito, alla ricerca di nuovi consensi internazionali per il paese arabo. Perché la politica passa anche attraverso il bon ton.

Chiara Canavero
Flair

venerdì 6 agosto 2010

lunedì 2 agosto 2010

Escape .37