Visualizzazione post con etichetta Amica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amica. Mostra tutti i post

martedì 12 ottobre 2010

Marketing sonoro

Il suono favorisce la compulsione all’acquisto. Nella musica d’ambiente di negozi, ristoranti, supermercati eccetera nulla è lasciato al caso:
a) Una musica lenta che propende alla nostalgia rallenta la camminata del cliente e lo spinge a consumare di più.
b) La musica ritmata usata nei fast-food aiuta a mangiare/bere in fretta, e lasciare il posto libero al cliente successivo.
c) Un suono che schiocca dà illusione di sicurezza: è ideale per accompagnare la chiusura di un gel-doccia o di una portiera.
d) La forma di patatine, cereali eccetera è studiata in modo da produrre un suono ‘croccante’ e stimolare l’appetito.

Manière de voir, n° 96

sabato 4 settembre 2010

Il primo giorno di scuola

La puntualità è d’obbligo: arrivare in ritardo non è né un buon inizio né un esempio per il futuro.
Sono consigliabili uno stile semplice e compostezza: non abbandonarsi a commozioni eccessive, il bambino non capirebbe il perché delle vostre lacrime e potrebbe preoccuparsene.
La telecamera va bene solo se ci sono entrambi i genitori: uno filma, l’altro offre conforto psicologico.
All’appello, dare una stretta affettuosa alle spalle del/la bambino/a, non spingerlo/a né sbracciarsi per salutarlo/a: lui/lei è entrato/a in un’altra dimensione.

Letizia Rittatore Vonwiller
Amica

venerdì 20 agosto 2010

Entrate


IN CASA D'ALTRI: si saluta con una stretta di mano (il bacio solo agli intimi), si puliscono le scarpe sullo zerbino, in caso di pioggia si infila l’ombrello nel portaombrelli o lo si affida a chi apre. Ci si toglie il cappello. Alcune consuetudini cambiano in base al Paese e alla religione.
a. La stretta di mano non è uguale nei paesi anglosassoni, islamici e orientali; in Giappone si fa un inchino con un angolo di 15 gradi a un parigrado e di 45 gradi a una persona importante, gli uomini sull’attenti con le braccia ai lati del corpo, le donne con le mani incrociate sulle cosce.
b. In una casa ebraica ci si copre il capo; in una buddista o induista togliere le scarpe.

IN UNA SALA/FESTA: ‘Una signora non entri in una stanza da ballo spazzolandosi i capelli o infilandosi i guanti’ (www.victorianweb.org).
Alla domanda se la persona che entra deve essere la prima a salutare, Miss Manners risponde sul Washington Post: ‘Si fa un sorriso generale, si saluta prima il padrone di casa, poi quelli che si conoscono’.
Irene Brin invita a ‘non pensare che tutti vi stiano guardando. Non ditevi: ‘Oh Dio, arrossirò’ perché arrossite davvero. Rendevi conto che né questo ballo né questo pranzo hanno poi molta importanza nella vostra vita’ (Dizionario del successo, dell’insuccesso e dei luoghi comuni, Sellerio).
Se una sala affollata mette ansia conviene seguire il consiglio che il regista de Il cigno, Charles Vidor, dava alla principessa Alexandra (Grace Kelly): ‘Si ricordi com’è il cigno: scivola sull’acqua, silenzioso e maestoso. Così deve essere lei, scivoli, altera e indifferente, tra la folla stupita’.
Fiori o regali si consegnano prima di entrare.

IN UNA SALA RIUNIONI: si bussa alla porta, si entra quando si riceve il permesso e si fa un saluto generale. Se si rimane per pochi secondi ci si scusa, alla fine si saluta di nuovo e si chiude la porta delicatamente; se si è in ritardo per una riunione si prende posto senza disturbare (Yahoo!Answer).

AL RISTORANTE: l’uomo precede la donna. Se la porta è chusa chi invita precede l’ospite, fermandosi sulla soglia. Sempre chi invita, entrando si rivolge al maître. Non abbandonare l’accompagnatore per andare a salutare altri (http://sussurridellasera.splinder.com/post/15842266).

IN TAXI: prima di entrare, meglio comunicare al conducente la meta. Il cavaliere tiene la portiera aperta alla signora, fa il giro e va ad accomodarsi dall’altra parte.

IN UN NEGOZIO: chi entra dà la precedenza a chi esce e saluta il commesso.

Letizia Rittatore Vonwiller
Amica
(etichette e tag: Galateo)

giovedì 29 luglio 2010

24 aprile 1975


LA PETTINATURA IDEALE IN UNA DONNA PER GLI ATTORI DI HOLLYWOOD

JOHN WAYNE ha soltanto un ideale: ‘Mi piacciono i capelli corvini, lisci e lunghi. Tutte le mie tre mogli li avevano così’.

PAUL NEWMAN detesta i cambiamenti: ‘Mi piace una donna che conserva i suoi capelli allo stato originale. Mi irrita invece che una bruna diventi di colpo bionda, e viceversa’.

WOODY ALLEN fa pasticci con i capelli lunghi: ‘Se il soggetto vale la pena, per me va benissimo anche senza capelli. È il caso di stare a sottilizzare sulle cose? E poi i capelli lunghi, a me, chissà perché, finiscono sempre in bocca’.

DUSTIN HOFFMAN vuole semplicità, anche finta: ‘Amo i capelli lunghi e lisci. Naturali o con delle piccole diavolerie dei parrucchieri che li fanno sembrare naturali, come se dal parrucchiere le donne non fossero andate affatto’.

ROBERT REDFORD è per il taglio a maschietto: ‘Sono un tipo che va controcorrente: forse sono l’unico al mondo che in una donna ama i capelli corti. Più corti sono, meglio è. Il taglio corto rende la donna più sicura di sé’.

DAVID NIVEN vuole una donna normale, anche dopo il parrucchiere: ‘Deve avere l’aria di non essere appena uscita dal parrucchiere. Ho reso l’idea?’.

JACK NICHOLSON preferisce la varietà: ‘La mia donna ideale dovrebbe cambiare sempre pettinatura. Mi piacciono anche le parrucche, ma solo sulle donne giovani. Eppoi, la parrucca mi sembra un gran risparmio di tempo!’.

Amica

sabato 10 luglio 2010

La manutenzione delle scarpe di cuoio

Che si tratti di mocassini o décolletées, per le scarpe di cuoio vanno usati lucidi di colore simile a quello delle scarpe; è da evitare il lucido neutro che tende a ingrigire la tomaia. Meglio usare spazzole di setola naturale e non abbondare con il lucido: un eccesso di grasso rischia di otturare i pori della pelle. Per finire si strofina un panno o un guanto di lana sintetica. Dopo una decina di lucidature, le scarpe vanno sgrassate con liquidi a base di trielina; per le macchie residue si usa una spugnetta imbevuta con sapone neutro.
Le ricette della nonna suggeriscono alternative alla lucidatura: uno straccio imbevuto di latte, l’interno delle bucce di banana o, ancora, delle scorze di limone.
Prima del cambio stagionale le scarpe si ammorbidiscono con olio di lino tiepido e si ripongono in un ambiente secco e lontano da fonti di calore in sacchetti di lana o di cotone (non di plastica). Un tendiscarpe (meglio se di legno) conserva la forma della scarpa. Le solette invece aiutano ad allungare la durata delle scarpe perché assorbono l’umidità del piede; ma è importante toglierle dopo l’uso e farle asciugare e aerare l’interno della scarpa.

Stefania Romani

lunedì 21 giugno 2010

Il sapone

Il sapone lo usavano già nel 2800 a.C., ne sono prova i composti di acqua, olio di cassia e sostanze alcaline ritrovati durante gli scavi nella zona dell’antica Babilonia.
Gli oli sono gli ingredienti più importanti di una saponetta, quello di oliva è il più usato; diffusi anche quelli di palma, riso, mandorle, avocado e canapa.
Un sapone di buona qualità non unge e non si sgretola e ha un pH simile alla pelle, tra il 4,5 e il 6,5. Anche la schiuma è un indicatore di qualità: deve durare almeno cinque secondi se si agita il sapone nell’acqua.
Il sito www.ilmiosapone.it spiega come fare il sapone in casa.
È più facile produrre dei saponi in panetto con le scaglie di quello di Marsiglia; basta lavorarle con acqua distillata, scegliere l’olio base e quello essenziale e poi colorare con: cannella per il beige, pesca o paprika per il giallo, scaglie di cioccolato per il marrone.
Pratici i fogli di sapone dell’olandese Soap Leafz, in fragranze e colori diversi: si dissolvono al contatto con l’acqua calda (www.soapunltd.nl/puresoapleafz.htlm); una confezione di 50 fogli costa 1,50 euro.
Lavare il corpo con Shower Shock, il sapone alla caffeina, è come bere due tazzine di caffè: garantisce una scossa stimolante entro cinque minuti; costa poco più di 5 euro e si può comprare su eBay o siti di e-Commerce come www.lazyboneuk.com/products/Caffeine-(Shower-Shock)-Soap-.htlm.

Elena Boté

venerdì 11 giugno 2010

I like it .42

sabato 5 giugno 2010

È il momento di pensare al salvadanaio

Se Alan Greenspan, l’ex presidente della Federal Reserve che ha ammesso di ‘non aver capito’, si fosse chiamato Alanis..
Se Bernard Madoff, l’ex presidente del Nasdaq ricordato per la truffa da 65 milioni di dollari, si fosse chiamato Bernadette..
E se Adam Applegart, che ha spinto le masse inglesi a reclamare i propri soldi agli sportelli della traballante Northem Rock, fosse stato Eva..
Non sarebbe scoppiata la crisi finanziaria.
Riesce difficile immaginare una versione femminile di Jérôme Kerviel, il trader che da solo ha causato perdite miliardarie alla Société Générale giocando con i plain vanilla, tra le forme più primitive degli strumenti derivati. Le donne, anche quando ‘truffano’, restano portatrici di una cultura pre-metropolitana: nella stragrande maggioranza dei casi si limitano a fare la cresta sui conti della spesa, operazione che si configura come una semplice alterazione di ‘fare agresto’ (N.B. ‘Fare agresto’ – da cui fare la cresta – spiega il Dizionario Enciclopedico Italiano, indicava l’abitudine contadina di ‘fare il succo d’uva acerba’, cioè con quell’uva sottratta al padrone perché non matura).
E da vere signore continuano a non parlare di soldi in prima persona, neanche su internet. Le parole donne e denaro cliccate nelle varie lingue nei motori di ricerca rimandano, dopo una schermata dedicata ai seminari, approfondimenti, tesi (www.tesionline.it), libri di esperti, a testimoniare una questione dibattuta e tuttora controversa, ad aforismi (www.gallito.eu), consigli per gli acquisti (fr.shopping.com/xPO), siti modaioli o a sfondo sessuale; e nei blog sono gli uomini a prendere la parola: ‘Donna è importante per te, angelo in terra, il vil denaro?’ (it.answers.yahoo.com/index?). Le parole uomini e denaro invece ci conducono ai loro consigli-problemi di investimento, e ad articoli storici che ne propongono le gesta guerresche, perché ‘la fame di denaro è roba da uomini’ (www.diregiovani.it/gw/producer/dettaglio.aspx?_doc=22698).
Vuole un luogo comune che a tradire e a confinare in uno stato di minorità le donne, potenzialmente abili investitrici e prudenti amministratrici, sia un rapporto emozionale con il denaro, che le spinge a fare acquisti per celebrare il bello o riscattare il brutto e non per necessità, finendo per comprare a caro prezzo nelle ricorrenze e trascurando le sezioni positive del mercato, direbbe un sedicente esperto di Borsa. Forse il difetto di serenità nei confronti dei soldi (il 29 per cento delle inglesi si arrovella sui debiti contingenti di famiglia mentre gli uomini, che pur vivono mediamente sette anni di meno, pensano ai fondi pensione – fonte Experian) si deve anche a troppe fiction, se è vero quanto racconta una tesi di Matteo Borsacchi all’Università La Sapienza di Roma: ‘Nello sviluppo narrativo delle fiction il denaro è spesso associato all’opera di un diabolus ex machina che interrompe il ciclo armonico delle tradizioni familiari per introdurvi il conflitto’. Fiction? Nella realtà i dissidi per questioni di soldi tra le coppie vengono subito dopo i litigi sui suoceri.
Ora, se non si vuole essere costrette ancora a lungo a:
a) leggere e rileggere Suze Orman che in Woman and Money ci dice che interessarsi alle proprie risorse economiche serve all’autostima: ‘La vera sfida è imparare ad accettare che, per avere davvero potere sulla tua vita, devi fare le mosse economiche giuste per te.. La paura e la vergogna ti tengono sconnessa da te stessa e dalle tue finanze’.
b) partecipare a manifestazioni del tipo ‘Il Denaro fa bene alle donne’, come quella organizzata dal Raiffeisen Investment Club al Kurhaus di Merano, con l’obiettivo di dimostrare che informarsi sul denaro dà la stessa gioia che si prova a spenderlo.
c) fare gruppo, come le partecipanti allo Smart Ladies Investment Club, importante esempio di associazionismo di donne-trader in Europa, o le 100 Women in Hedge Funds, il cui scopo è ‘creare una struttura robusta ed efficiente’ che combatta lo scetticismo generale..
.. tocca riscrivere la realtà, e la fiction. Nella mia, Alanis sostituisce Alan, Bernadette fa dimenticare Bernard ed Eva rimpiazza Adam e tutte insieme, con antica saggezza contadina, rendono agresto per acerba.

Carla Ferron
Amica

giovedì 20 maggio 2010

Amica, 6 giugno 1965


LA SIMPATIA È UN DONO O UN’ARTE?


VALENTIN ANGELILLO (calciatore): simpatico si nasce. ‘Penso che la simpatia che involontariamente sprigiono sia dovuta alla fiducia che so ispirare negli altri. È una qualità innata: o si ha o non si ha’.

SOFIA LOREN (attrice): per essere simpatici occorre misurare la spontaneità. ‘Non sempre ciò che viene spontaneamente di dire torna utile. E allora occorre amputare la parte che non va. Guardi che ho detto amputare non alterare’.

ALFRED HITCHCOCK (regista): il mondo non è dei simpatici, ma degli antipatici. ‘Si invidia chi ha quello che noi vorremmo avere e che non abbiamo. Chi ha quello che noi non abbiamo ci è necessariamente antipatico. Perciò aspiro a essere antipatico. Qual è la ricetta dell’antipatia: mettersi in mostra il più possibile, farsi credere il padrone dell’universo, saper strizzare l’occhio’.

ALBERTO LATTUADA (regista): la simpatia dipende da chi ci circonda. ‘In una compagnia che abbia intelligenza, senso umoristico, cultura, in una parola una ricca educazione, io mi giudico simpatico e forse irresistibile. In caso contrario divento antipatico’.

ROSSANO BRAZZI (attore): chi è simpatico è perché è sempre se stesso. ‘Sembrerà strano, ma sono simpatico come uomo e antipatico come attore’.

venerdì 26 marzo 2010

Amica, 24 aprile 1973

SE LUI NON È RASATO È VERO CHE LEI GLI DICE NO?

Gino Bramieri (comico e attore): ‘La barba cresce tanto lentamente che, se mia moglie dovesse trasformarsi in una donna frigida per questo, farebbe in tempo a diventare bisnonna!’.

Gianni Garko (attore): ‘Di solito frequento donne molto ‘sciolte’ e perciò senza problemi’.

Corrado Pani (attore): ‘Ci sono uomini in gamba e ci sono uomini fresconi, con o senza barba’.

Ugo Tognazzi (attore): ‘Penso che a una donna dia più fastidio una barba rasata male’.

Lina Wertmüller (regista): ‘Mio marito Enrico ha sempre avuto la barba e la nostra unione è felice, riuscitissima’.

Lucio Dalla (cantante): ‘È vero: la maggior parte degli uomini che ho conosciuto avevano un che di effeminato. Come se uno con la barba avesse paura di sembrare troppo truce, quasi un baubau’.

Alfredo Bini (produttore cinematografico): ‘Non si tratta di pelo, ma di virilità’.