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domenica 3 ottobre 2010

Evviva gli sposi! (in una nuvola di farfalle)

Avete presente Biancaneve (nella versione disneyana) quando, in un meraviglioso prato verde, canta con voce melodiosa giocando con gli uccellini, mentre le farfalle volano tutt’intorno? Ecco, quell’atmosfera fiabesca e rassicurante si può trasformare in realtà. Almeno il giorno delle nozze. Sì, perché sperimentato negli Stati Uniti, arriva anche in Italia il Butterfly Wedding, il matrimonio impreziosito da un volo di farfalle. Ovvero: niente riso, né confetti, meglio un raffinato battito d’ali.
A tutti gli invitati alla cerimonia viene fornito un piccolo contenitore da aprire nel momento clou, quando apparirà un nugolo candito o variopinto, a seconda della nuance preferita dagli sposi. La ‘confezione’ di farfalle arriva la sera prima delle nozze, o il giorno stesso, con le istruzioni per la gestione (ecologicamente rispettosa) degli insetti.
In Rete si trova tutto quel che c’è da sapere: dalle organizzazioni che provvedono all’intera coreografia a quelle che si limitano a fornire il kit per sospendere la coppia appena ‘convolata’ in una lieve nuvola romantica.
Perché questi lepidotteri sono simbolo di libertà e felicità: nella tradizione inglese sono infatti delle fate burlone e giocherellone (ruberebbero, nel loro volo, panna e burro dalle case), mentre in quella cristiana sono un simbolo di resurrezione. Presso gli antichi Greci rappresentavano l’anima e per gli Indiani d’America toccare una farfalla è garanzia di gioia e prosperità. Cosa c’è, in effetti, di più beneaugurante di due ali colorate per iniziare un matrimonio? Non solo: si tratta di un gesto, assicurano i promotori di questo festeggiamento alternativo, che contribuisce alla salvaguardia di una specie messa a rischio dall’inquinamento. I vari siti di Butterfly Wedding promettono addirittura la creazione di una nuova economia ‘verde’: perché l’acquisto delle farfalle nuziali contrinuisce a finanziare aree protette e di riproduzione per gli insetti. Così, cliccando su monarchbutterflywedding.com, si scopre la sua forte vocazione ambientalista. Punta invece sul ‘low cost’ butterflyevents.com, con ‘pacchetti’ a prezzi speciali per chi prenota e organizza un intero evento on line. Ma il primo posto in fatto di varietà dell’offerta spetta a thebutterflysite.com: nel catalogo web c’è infatti una vasta scelta di farfalle Monarca. Che come i fiori, meglio saperlo, si ordinano a dozzine.

Ambra Crociani

venerdì 24 settembre 2010

12 ‘casi’ bon ton

ADULTERI. ‘Il tradimento non trionfa mai. Il motivo? Se trionfa nessuno osa chiamarlo tradimento (diventa grande amore)’, diceva Sir John Harrington, scrittore inglese e figlioccio di Elisabetta I. Morale (sempre attuale): tacere sempre. Ed eventualmente uscire allo scoperto solo in casi davvero eclatanti di amour fou.

AFFARI INTERNAZIONALI. La ‘global business etiquette’ è un aiuto per sapersi comportare di fronte a culture differenti. La scuola Minding Manners consiglia: per non indispettire un manager arabo, non mostrargli la suola delle scarpe. In India non usare la mano sinistra per mangiare. Se si deve fare un regalo ad un cliente giapponese, non impacchettarlo con carta bianca: per loro è il colore della morte. Il segno ‘ok’ fatto con il pollice e l’indice a formare un cerchio è perfetto negli Stati Uniti ma in Francia significa ‘essere una nullità’ e in Giappone indica soldi. In Cina i biglietti da visita vanno dati con entrambe le mani dopo aver salutato. In Thailandia vietato sedersi accavallando le gambe: lì è gesto di plateale maleducazione.

AUMENTO. Sono tre le regole base suggerite dalla Quest Business Training di Londra: 1) Non chiederlo come immediata contropartita a un’emergenza lavorativa in cui l’azienda ha estremo bisogno di voi. 2) Chiederlo senza giri di parole ma non proporre mai la cifra desiderata. 3) Non farsi avanti subito dopo che una collega ha avuto un aumento o una promozione.

BEAUTY FARM. Sono la nuova agorà degli incontri. Secondo una ricerca di FederTerme, i neofiti dei centri benessere sono in costante aumento e i giovani sotto i 35 anni rappresentano quasi la metà della clientela. In genere vi si entra con l’idea di lasciare fuori il mondo per dedicarsi a se stesse. Ma, dopo due giorni di relax, tornano le energie e la voglia di socializzare. L’importante è non farlo indossando il goffo kit taglia unica a disposizione dei clienti.

CHIRURGIA ESTETICA. Chi cede alla tentazione di sbandierare ai quattro venti i suoi interventi, rischia di dare l’impressione di essere una bisturi addicted. ‘La decisione è personale’ spiega Alberto Presutti di Etiquette Academy, ‘ma bisogna tener presente che cambiare l’aspetto cambia anche la percezione che gli altri hanno di noi. Quindi, meglio attenersi alla discrezione. Anche con la migliore amica e, soprattutto, con il partner’.

COLAZIONI DI LAVORO. Secondo Stefano Lanuzza, autore di Vita da Dandy (Stampa Alternativa), sono da evitare i bar anonimi del centro città e le loro atmosfere di massa. Meglio una vecchia pasticceria o, se l’incontro pretende location meno fru fru, un buon, classico ristorante.

COLLOQUI DI LAVORO. ‘L’atteggiamento da evitare è la superbia’, spiegano alla Lady Summer Academy, la scuola inglese di galateo. ‘Inutile e controproducente presentarsi sentendosi già i prescelti, magari forti di un curriculum eccellente. Mentre l’esaminatore sta parlando anche se si è fulminati da una buona idea, aspettiamo una pausa prima di intervenire’. Quella di non interrompere mai un interlocutore non è la regola base del bon ton?

FUMO. L’unica situazione in cui ha un’allure magica è nella fumeria del Cairo, Al-Fishawi (già frequentata dallo scrittore premio Nobel Nagib Mahfuz): qui è ‘letteriamente’ congeniale lasciarsi conquistare da un narghilé con tabacco aromatizzaro alla mela.

PRIMO APPUNTAMENTO. Per dribblare (immancabili) imbarazzi, è sempre utile saper dosare bene i momenti di silenzio. ‘È il miglior alleato di una donna in difficoltà e, soprattutto se è accompagnato da un sorriso, ci darà un’aria seduttiva’, sosteneva la maestra di stile Diana Vreeland.

TECNOLOGIA. Ipod, notebook, smartphone.. Per evitare di soccombere davanti alle macchine, le si usino q.b. Come diceva John F. Kennedy: ‘L’uomo è ancora il più straordinario dei computer’.

UFFICIO. Secondo il galateo delle e-mail, è buona norma rispondere alla posta entro 24 ore. E gli amori sul lavoro? Etiquette for Girls di Fleur Britten (Debrett’s), ‘bibbia’ inglese del socialmente corretto, dice semplicemente che sono difficili da gestire. E che possiamo concederceli solo dopo anni di anzianità ed esperienza, indispensabili per conoscere regole non scritte e tabù dell’azienda.

VIAGGI. Muoversi con eleganza per Anton Moonen, autore del libro Lo snobismo dei sensi (Castelvecchi) è distinguersi per un folgorante understatement. In giro per il mondo per lavoro, meglio, molto meglio accompagnarsi a un bagaglio sobrio e, possibilmente, di minimo ingombro.

Chiara Canavero
Flair

martedì 14 settembre 2010

12 ‘casi’ bon ton


ADULTERI. ‘Il tradimento non trionfa mai. Il motivo? Se trionfa nessuno osa chiamarlo tradimento (diventa grande amore)’, diceva Sir John Harrington, scrittore inglese e figlioccio di Elisabetta I. Morale (sempre attuale): tacere sempre. Ed eventualmente uscire allo scoperto solo in casi davvero eclatanti di amour fou.

AFFARI INTERNAZIONALI. La ‘global business etiquette’ è un aiuto per sapersi comportare di fronte a culture differenti. La scuola Minding Manners consiglia: per non indispettire un manager arabo, non mostrargli la suola delle scarpe. In India non usare la mano sinistra per mangiare. Se si deve fare un regalo ad un cliente giapponese, non impacchettarlo con carta bianca: per loro è il colore della morte. Il segno ‘ok’ fatto con il pollice e l’indice a formare un cerchio è perfetto negli Stati Uniti ma in Francia significa ‘essere una nullità’ e in Giappone indica soldi. In Cina i biglietti da visita vanno dati con entrambe le mani dopo aver salutato. In Thailandia vietato sedersi accavallando le gambe: lì è gesto di plateale maleducazione.

AUMENTO. Sono tre le regole base suggerite dalla Quest Business Training di Londra: 1) Non chiederlo come immediata contropartita a un’emergenza lavorativa in cui l’azienda ha estremo bisogno di voi. 2) Chiederlo senza giri di parole ma non proporre mai la cifra desiderata. 3) Non farsi avanti subito dopo che una collega ha avuto un aumento o una promozione.

BEAUTY FARM. Sono la nuova agorà degli incontri. Secondo una ricerca di FederTerme, i neofiti dei centri benessere sono in costante aumento e i giovani sotto i 35 anni rappresentano quasi la metà della clientela. In genere vi si entra con l’idea di lasciare fuori il mondo per dedicarsi a se stesse. Ma, dopo due giorni di relax, tornano le energie e la voglia di socializzare. L’importante è non farlo indossando il goffo kit taglia unica a disposizione dei clienti.

CHIRURGIA ESTETICA. Chi cede alla tentazione di sbandierare ai quattro venti i suoi interventi, rischia di dare l’impressione di essere una bisturi addicted. ‘La decisione è personale’ spiega Alberto Presutti di Etiquette Academy, ‘ma bisogna tener presente che cambiare l’aspetto cambia anche la percezione che gli altri hanno di noi. Quindi, meglio attenersi alla discrezione. Anche con la migliore amica e, soprattutto, con il partner’.

COLAZIONI DI LAVORO. Secondo Stefano Lanuzza, autore di Vita da Dandy (Stampa Alternativa), sono da evitare i bar anonimi del centro città e le loro atmosfere di massa. Meglio una vecchia pasticceria o, se l’incontro pretende location meno fru fru, un buon, classico ristorante.

COLLOQUI DI LAVORO. ‘L’atteggiamento da evitare è la superbia’, spiegano alla Lady Summer Academy, la scuola inglese di galateo. ‘Inutile e controproducente presentarsi sentendosi già i prescelti, magari forti di un curriculum eccellente. Mentre l’esaminatore sta parlando anche se si è fulminati da una buona idea, aspettiamo una pausa prima di intervenire’. Quella di non interrompere mai un interlocutore non è la regola base del bon ton?

FUMO. L’unica situazione in cui ha un’allure magica è nella fumeria del Cairo, Al-Fishawi (già frequentata dallo scrittore premio Nobel Nagib Mahfuz): qui è ‘letteriamente’ congeniale lasciarsi conquistare da un narghilé con tabacco aromatizzaro alla mela.

PRIMO APPUNTAMENTO. Per dribblare (immancabili) imbarazzi, è sempre utile saper dosare bene i momenti di silenzio. ‘È il miglior alleato di una donna in difficoltà e, soprattutto se è accompagnato da un sorriso, ci darà un’aria seduttiva’, sosteneva la maestra di dtile Diana Vreeland.

TECNOLOGIA. Ipod, notebook, smartphone.. Per evitare di soccombere davanti alle macchine, le si usino q.b. Come diceva John F. Kennedy: ‘L’uomo è ancora il più straordinario dei computer’.

UFFICIO. Secondo il galateo delle e-mail, è buona norma rispondere alla posta entro 24 ore. E gli amori sul lavoro? Etiquette for Girls di Fleur Britten (Debrett’s), ‘bibbia’ inglese del socialmente corretto, dice semplicemente che sono difficili da gestire. E che possiamo concederceli solo dopo anni di anzianità ed esperienza, indispensabili per conoscere regole non scritte e tabù dell’azienda.

VIAGGI. Muoversi con eleganza per Anton Moonen, autore del libro Lo snobismo dei sensi (Castelvecchi) è distinguersi per un folgorante understatement. In giro per il mondo per lavoro, meglio, molto meglio accompagnarsi a un bagaglio sobrio e, possibilmente, di minimo ingombro.

Chiara Canavero

domenica 8 agosto 2010

L’etichetta ci salverà

Delle buone maniere si erano perse un po’ le tracce. Bandite dalle varie rivoluzioni culturali che si sono avvicendate a partire dagli anni ’60, archiviate dall’intellighenzia come emblema di una società ‘antica’ e superficiale, screditate da una rampante working class che bada esclusivamente al so(l)do, l’allure e l’utilità del bon ton sono finite nel dimenticatoio. A cercare di ridargli il peso che meritano, s’impegna in questi giorni anche il quotidiano economico Financial Times che considera ‘il savoir-faire un’arma vincente non solo nel mondo degli affari ma anche in quello privato’. E aggiunge: ‘I programmi universitari puntano unicamente al raggiungimento di obiettivi accademici ma non aiutano i giovani a costruirsi una personalità ‘multitasking’. Le scuole di bon ton riempiono, quindi, il vuoto che si è creato nell’educazione sociale, ponendosi spesso come percorso alternativo all’università’.
Così il galateo, aggiornato e rivisto, non si limita più alle lezioni di portamento (le mitiche passeggiate con l’immancabile libro in testa), ma propone corsi di marketing, business style e international etiquette. E i neofiti delle buone maniere affidano il loro successo a scuole prestigiose, dalla Quest Business Training di Londra alla svizzera Surval Mont-Fleuri, dalla canadese Savoir Faire alla Minding Manners di Parigi. ‘Un codice di comportamento armonioso è il miglior fluidificante sociale. Ci aiuta a rapportarci agli altri con naturalezza e disinvoltura, soprattutto se siamo timidi o stiamo attraversando un momento di difficoltà’, spiega lo psicologo Diego Itri. ‘È un elegante passe-partout per ogni circostanza, dalla vita privata al lavoro’.
Il tanto decantato (e liberatorio) mantra ‘be yourself’ e il conseguente invito ad amarsi cedono il passo alle regole. ‘Essere se stessi non vuol dire nulla. Una dichiarazione di principio che produce solo un senso di inadeguatezza. Meglio avere una ‘scaletta’ gradevole in cui possiamo muoverci con disinvoltura. In fondo rispondiamo sempre delle nostre azioni alle emozioni che, a loro volta, sono mutevoli, e capricciose e, per questo, non adatte a fornirci un ancoraggio nelle situazioni complicate’, dice Alberto Presutti, poeta e organizzatore di corsi di buone maniere alla Etiquette Academy Italiana. ‘Il galateo, quindi, si propone come bussola inaspettata, trasformandosi da contenitore a contenuto perché sapersi esprimere con proprietà, gestire i rapporti umani con educazione e diplomazia, esalta la personalità, quella più autentica, di ciascuno di noi’.
E un’icona in ascesa del bon ton? Accantonate le sovresposte ‘Carlà’ Sarkozy e Michelle Obama, arriva sotto i riflettori la first lady di Siria, Asma al-Assad. Profilo slanciato, mai un abito fuori posto. La signora Assad, sposata con il presidente Bashar al-Assad dal 2000, ha alle spalle un’importante carriera in banche d’investimenti straniere. E di questa sua immagine, diplomaticamente corretta, beneficia il marito, alla ricerca di nuovi consensi internazionali per il paese arabo. Perché la politica passa anche attraverso il bon ton.

Chiara Canavero
Flair

lunedì 19 luglio 2010

Il flirt ha i minuti contati

L’intesa tra colleghi nasce durante il break. La ‘legge di Cupido’ funziona così.
‘Oggi ci sono tre grandi opportunità per conoscere nuove persone: internet, le vacanze, in cui includo le gite domenicali, e il lavoro, la pausa pranzo in particolare’. Loick Roche è direttore associato del dipartimento di Pedagogia e ricerca nella École de management di Grenoble.
Nel suo ultimo saggio Cupido al lavoro (Castelvecchi), affronta le relazioni affettive e sessuali nelle aziende e negli altri luoghi professionali. Statistiche alla mano l’esperto di scienze gestionali, che vanta nel curriculum anche due dottorati in Filosofia e in Psicologia, arriva persino a formulare la ‘Legge di Cupido’: ‘Ogni uomo e donna, in funzione dell’anzianità lavorativa e del numero di persone che fanno parte del loro ambiente professionale, daranno vita a un numero preciso di relazioni intime sul luogo di lavoro’. E, naturalmente, la percentuale maggiore di queste storie nasce nel break di mezzogiorno. ‘Perché si tratta di un momento a mezz’aria’, chiarisce Roche. ‘Siamo sospesi tra lo stress dell’ufficio e il mondo esterno. Abbiamo voglia di tornare alla ‘vita’, allora siamo pronti al dialogo, alla battuta, alla complicità.. E alla seduzione. In questo caso il lavoro diventa una semplice scusa per stabilire un contatto umano e costruire dell’altro’.
Il flirt da pausa pranzo, poi, ha un vantaggio e un difetto: ‘È un rapporto a tempo con dei limiti netti – un’ora al massimo -, un ottimo antidoto contro la noia. Ma la controindicazione è che se si esaurisce l’interesse, è complicato evitare l’altra persona’.

A. S.

mercoledì 30 giugno 2010

Potere singolare maschile

Sembrava in declino, ma il modello è più forte che mai: si comanda con cinismo, scontri e colpi bassi. E le donne? Ne hanno ancora di strada da fare..
Partiamo dall’ultimo dato di cronaca: i maschilisti vecchio stampo ricevono stipendi più alti. Timothy Judge e Beth Livingston, ricercatori dell’Università della Florida, hanno intervistato più di dodicimila persone ed è emersa una bizzarra ma crudelissima verità: il maschio arcaico – che è un ruspante cowboy spirituale anche quando traffica a Wall Street o sulle nanotecnologie – guadagna ogni anno novemila dollari in più di quello liberal.
Attenzione: il risultato si ribalta tra le donne. La tradizionalista, tutta ossequio agli ordini e apple pie, risulta penalizzata rispetto a una signora più creativa e disinvolta.
Chi l’avrebbe mai detto? Per una volta le aride cifre della statistica documentano ciò che, spontaneamente, avevamo già intuito. Il mondo del lavoro presenta una curiosa divaricazione: da una parte c’è la vecchia guardia degli ‘uomini virili’ , sempre più sciovinisti; dall’altra, avanza la carica moderna e brillante delle nuove protagoniste del business. E forse è proprio la frustrazione dell’impatto con una femminilità vincente a spingere gli uomini ‘a non mollare’.
Anzi, a incrudelire con i cliché più classici, a estremizzare valori e comportamenti. Secondo Magdalena Zawisza, psicologa della Winchester University, ‘mostrano una crescente sete di successo e inseguono la carriera con più grinta’. Un’indole machista da inscrivere nel codice culturale? O è genetica? Difficile ricostruire le ragioni profonde del ‘potere singolare maschile’. Certo è che quando la singolarità sfocia in individualismo, la competizione in aggressività e il confronto in conflitto, possiamo essere certi: abbiamo di fronte dei maschi. E le ‘loro’ organizzazioni ne sono plasmate a immagine e somiglianza, come spiega Joel Bakan in Imprese e morale (Bollati Boringhieri).
Ma mai snobbarli. Guai a farne la caricatura: la peculiare visione maschile del lavoro (e della vita) ha selezionato nei secoli un’intelligenza incalzante, dotata di immediatezza ed efficacia. È tattica ed è strategica; forse è una vera scienza del potere.

Gabriella Piroli

domenica 13 giugno 2010

Venerdì chiuso

Negli Stati Uniti la chiamano la formula TGIT e se ne discute su giornali, blog, tv. Sta per Thank God It’s Thursday, ‘Grazie a Dio è giovedì’. L’esclamazione di chi ha finito la settimana lavorativa e si può dedicare alla famiglia, allo sport, insomma ai fatti suoi. Solo che di solito, in tutto il mondo, da un secolo in qua, la sentiamo allo scadere del venerdì. Che succede?
In Utah si è concluso il più grande test di settimana ipercorta: 17mila impiegati pubblici, per dodici mesi, hanno lavorato un giorno in meno. Lavorando più a lungo il pomeriggio o diminuendo le pause, alla fine hanno effettuato lo stesso numero di ore, allo stesso salario. Intanto, però, hanno risparmiato in termini di spostamenti e di uffici riscaldati e illuminati, 12mila tonnellate di CO2, salvaguardando l’ambiente, e accresciuto la qualità della vita: l’82 per cento di loro vorrebbe continuare. Perfino gli utenti hanno gradito, trovando aperti gli uffici qualche ora in più durante la settimana.
Un esperimento epocale: l’inizio di una rivoluzione che potrebbe trasformare l’ambiente, le città, noi stessi. In sintesi, finora c’erano da una parte i lavoratori, dall’altra l’impresa. Si era bloccati in un luogo – la fabbrica, l’ufficio – e in un tempo – l’orario settimanale. Questo modello però oggi è in crisi. Economica, certo, ma anche di sistema produttivo, di rapporti col territorio: crisi da cui derivano inquinamento, traffico, stress sociale.. Occorre un modello più fluido in cui il lavoro, oltre ai beni, alle persone e alla ricchezza che genera, guardi alla qualità della vita.
È un’ipotesi di sviluppo a cui si ispirano la dottrina di Obama, la Green Economy, la teoria del downsizing: meno consumi, auto più piccole e, adesso, meno ore in ufficio. È anche un programma della commissione di Sarkozy, quella che chiede al G20 di sostituire al Pil, come indice della salute di un paese, il Piq: il Prodotto interno qualità.
Secondo questo modello la crescita non potrà più essere esponenziale, ma con precisi limiti. Così gli stati ricchi in crisi non potranno ripartire a spese degli altri, gli emergenti non potranno crescere a spese dell’ambiente.
Tutto ciò, fino al test dello Utah, è stata teoria. E in Italia ci arriveremo?
Sono ottimista per due motivi. Primo, godiamo di una rivoluzione hi-tech che estende il lavoro a ogni luogo e momento. È il ‘lavoro perenne’. Che non va preso nel senso negativo di schiavitù senza pause, ma come abbattimento delle barriere tra professione e tempo libero; orari e calendari spariscono e ognuno disegna la sua giornata su misura. Non ti chiederò ‘Che lavoro fai?’ ma ‘Chi sei e qual è la tua idea di vita?’. Secondo, l’Italia può essere la superpotenza del Piq. Pensiamo allo stile di vita toscano, in cui la gente trova il tempo di chiacchierare in piazza, di mangiare con calma, di sfuggire a orari ferrei. È la qualità del tempo che il mondo ci invidia.
Sembrava una bella tradizione sopravvissuta al passato. Invece è il futuro.

Aldo Bonomi
Flair

domenica 2 maggio 2010

Collezione prêt-à-manger 2010

Vista e gusto sono i sensi più ricettivi al bello perché sapori e forme hanno accesso diretto alla memoria e scatenano immediate risposte di piacere. Ecco perché moda e cucina non potevano che incontrarsi.
Gli stilisti sono, generalmente, molto attratti dai banchetti: preparare e presentare il cibo è una passione che stuzzica la loro vanità. Almeno secondo American Fashion Cookbook, una divertente raccolta di ricette, cronache e disegni delle firme del Council of Fashion Designers of America, in uscita negli Usa per Assouline.
Qui scopriamo che tutti, da Carolina Herrera a Tommy Hilfiger, cucinare è esattamente come disegnare una collezione: bisogna pensare meticolosamente ai dettagli, ma con una vista d’insieme. E poi un po’ di cronache gustose: Bill Blass, lo stilista amato da Jaqueline Kennedy, adorava il suo (poco chic) polpettone al punto che, per il Gala conclusivo della premiazione al Lifetime Archievement Award nel 2000, ha fatto preparare la sua ricetta come piatto principale. Un successo. Martha Stewart, l’icona bon-ton della tv Usa, nel prologo al libro ricorda un pranzo da re alla corte di Valentino. Et voilà si scopre che il mondo glam è pantagruelico.
Così è nata l’idea di raccogliere in un ricettario le invenzioni di affermati ed emergenti designer. Che propongono idee dal brunch alla cena, passando per il drink (Green Juice di Donna Karan), stuzzichini (Cheese Börek di Araks Yeramyan), e ‘comfort food’ (Olive oil popcorn di Norma Kamali).
Bon appetit!

M.D.P.